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Tra le
gambe pendevan le minugia ; la corata pareva e 'l triste sacco che merda fa di quel che si trangugia. Mentre che tutto in lui veder m'attacco guardommi, e con la man s'aperse il petto dicendo : "Or vedi com'io mi dilacco! Vedi come storpiato è Maometto ! Dinanzi a me sen va piangendo Alì, fesso nel volto dal mento al ciuffetto". (dalla "Divina Commedia",Inferno, canto XXVIII, 25-33 ) |
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| PARTE III |
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capitolo
V TEOLOGIA DELL'ISLAM 1.
introduzione q
Nota preliminare
Ricordiamo che lo scopo del presente opuscolo è semplicemente
quello di mettere in rilievo i punti-chiave dell'islàm nel quadro di
una sua conoscenza di tipo elementare. Non è dunque nostra intenzione
compiere uno studio approfondito della teologia dell'islàm, il che tra
l'altro, andrebbe aldilà dei limiti assegnati a questo piccolo studio,
e della nostra competenza. Ciononostante, come scriveva il già citato
J. Hours, «l'islàm è
innanzitutto una religione». Iniziando quindi questo capitolo,
entriamo nel cuore del problema stesso, sforzandoci di mettere in
evidenza con chiarezza ciò che costituisce l'essenziale della teologia
dell'islàm. q
Ricercare la specificità dell'islàm
Un atteggiamento frequente tra coloro che si avvicinano all'islàm,
consiste nel ricercare preferibilmente i punti che esso può avere in
comune con le altre religioni monoteiste, ed in particolare con il
cristianesimo. Tale comportamento procede da un'intenzione certamente
lodevole, quella cioè di facilitare un avvicinamento tra i credenti.
Tuttavia, è stato constatato che i sostenitori di questo metodo di
approccio cadono troppo spesso nella tentazione di edulcorare questo o
quest'altro versetto del Corano, e di sfrondare l'islàm dalle asperità,
ed in breve, di rendere insipido o di cancellare tutto ciò che può
apparire imbarazzante per lo scopo «ecumenicamente»82
ricercato. Più avanti, avremo occasione di illustrare alcuni esempi di
questo modo di ragionare. Quanto a noi, siamo convinti che quando si
tratta di definire un problema o un soggetto, e di mettere in luce
l'originalità che gli è propria, sia opportuno mettere piuttosto in
rilievo ciò in cui esso si differenzia da un soggetto dello stesso
genere. Questo è il metodo che ci sforzeremo di conservare nelle pagine
a seguire; lungi dal testimoniare una qualsiasi ostilità verso quegli
uomini di cui studiamo i fondamenti della fede, esso, al contrario,
tende innanzitutto ad usare dei riguardi verso di essi. Il primo di essi
non consiste forse nello sforzarci di conoscere i punti-chiave dell'islàm,
così come vengono appresi e vissuti dai musulmani - nostri fratelli - e
non come vorremmo che essi fossero? q
Il nostro metodo
Come avevamo già detto nelle prime pagine di questo scritto, ci
avvaleremo essenzialmente di alcuni versetti del Corano stesso, e di
citazioni di autori sicuri. Talvolta, faremo seguire all'esame di questi
punti teologici musulmani un commento che mira - senza alcuna pretesa -
a sottolinearne o ad illustrarne il carattere proprio, confrontandolo
occasionalmente con quello del cristianesimo. Tali note saranno
intitolate «osservazioni complementari». Chiuderemo questo capitolo
con una tavola comparativa che riassume in modo semplice e schematico ciò
che avremo esaminato più dettagliatamente in precedenza. 2.
I PRINCIPALI
PUNTI DEL DOGMA q
Dio «Allàh»
Secondo don Bertuel83,
il termine «Il» o «Ilàh»,
o anche «Hailàh», si ritrova spesso presso gli antichi semiti, e nelle
vecchie iscrizioni aramaiche o fenicie, ed è sempre con un termine
derivato da «El» o «Il» che gli ebrei designavano il loro Dio: «El-Ohim» (la «Divinità»). M. Kasimirsky annota tuttavia: «[...] affermano i commentatori [musulmani], gli idolatri chiamano i loro idoli «dio» (Ilàh), ma non «Allàh», il Dio Unico»84.
Rinviamo qui il lettore all'interessantissima opera di J. Bertuel
che, partendo dal passo appena citato, sviluppa la seguente idea: nel
Corano, il termine «Allàh» designa essenzialmente il Dio degli ebrei,
del quale possiede tutti gli attributi: Unico, Creatore, Onnipotente e
Dispensatore di tutti i beni, e che venne ripreso dall'islàm. Tali
attributi si ritrovano nella bella Sura I, detta «Fàtiha-el-Kitab»
(=«Che apre il libro», o la «Preliminare»):
1. «Lode ad Allàh,
sovrano dei mondi!
2. La misericordia è
la sua eredità.
3. Egli è il re del
giorno del giudizio.
4. T'adoriamo,
o Signore, e imploriamo la tua assistenza.
5. Guidaci nella via
della salvezza,
6. Nella via di coloro
che hai ricolmato di benefici,
7. Di quelli che non
meritarono la tua collera e si sono preservati dall'errore» (F).
M. Kasimirsky nota che bisogna intendere la parola araba «misericordia»
in senso ristretto, ossia che non abbraccia tutti gli esseri umani senza
alcuna distinzione, ma solamente i buoni, i fedeli, coloro che meritano
la sua grazia, e che la «via della salvezza» designa unicamente
l'islamismo.
Commentando la «teodicea poco complicata» del Corano, Padre Lammens s.j. rileva
anche che «Allàh è il Creatore,
il Sovrano Unico e senza uguali. Egli ha creato - solamente lui e dal
nulla - il mondo in sei giorni ed ha insufflato nell'uomo il suo spirito»85.
- Osservazioni complementari
La concezione islamica di Allàh e dei suoi attributi non sembra
in opposizione con quella del Dio del cristianesimo, salvo forse per ciò
che concerne il carattere restrittivo della divina misericordia. q
La Trinità
- Il Corano predica un monoteismo anti-trinitario
E' ancora dal giudaismo che l'islàm ha mutuato questa violenta
ostilità verso il dogma cristiano della SS.ma Trinità.
Sura V
(LA TAVOLA)
77. «Infedele
è colui che dice: Allàh è il
terzo della Trinità: Non vi è che un solo Allàh, e
questo Allàh è unico: Se essi non ritrarranno ciò che
affermano, un doloroso castigo attenderà gli
infedeli»86
(K).
Sura IV (LE
FEMMINE)
169. «O
voi che riceveste le Scritture! Non varcate i limiti della fede87; non dite di Allàh che la verità.
Gesù è il figlio di Maria, l'inviato
dell'Altissimo ed il suo Verbo. Egli l'ha fatto scendere in Maria.
Esso è il suo soffio. Credete in Allàh e nei suoi apostoli; non
dite esservi una Trinità; egli
è uno. Questa credenza vi riuscirà più utile. Lungi che
egli abbia un figlio, ma governa da
solo il
cielo e la terra, e basta a sé stesso» (F).
Come abbiamo visto, la predicazione di Maometto era risolutamente
diretta contro il politeismo dei beduini dell'epoca che adoravano una
decina di dei diversi. Sembra che Maometto abbia inglobato la Trinità
dei cristiani agli dei del politeismo, accomunandoli agli idolatri
beduini in un'unica e vigorosa riprovazione.
Ecco, in proposito, il parere di Padre Lammens s.j.:
«Allàh non conosce degli «Associati», o delle divinità
rivali simili a quelle che gli associavano i pagani, motivo per cui il
Corano li definì «associatori». Prima dell'égira, Maometto prese di
mira i pagani Coreìsciti ed i beduini. A Medina, dopo la rottura con
Israele, si accese la polemica anche con le «genti del Libro», e cioè
con gli ebrei ed i cristiani»88.
- I cristiani sono degli «associatori»
I cristiani sono dunque degli associatori e con questo termine
sono frequentemente bersagliati:
Sura LXXII (I GENI)
2. «[Il
Corano] contiene una dottrina meravigliosa; essa conduce alla vera fede.
Crediamo in essa e non
assoceremo un eguale
ad Allàh. [...] . Allàh non ha sposa, non
ha figliato» (F).
Sura IV (LE
FEMMINE)
51. «Allàh non
perdonerà gli idolatri; farà giustizia a chi gli parrà. Essi solo non
hanno nulla da sperare
dalla sua misericordia. Associare
un eguale all'Altissimo è il colmo dell'accecamento» (B).
L'autore del Corano chiama in causa anche Abramo, il padre dei
credenti:
Sura III (LA
FAMIGLIA D'AMRAM)
60. «Abramo
non era né giudeo, né cristiano; era ortodosso musulmano e
non associava altri esseri ad
Allàh» (F).
«Maometto fu nutrito di
spirito ebraico», affermò il già citato storico ebreo Bernard
Lazare; nulla di sorprendente, dunque, in questa constatazione: «Maometto
fu espressamente ostile alla Trinità»89.
- Osservazioni complementari
Ai versetti che abbiamo appena letto, è sufficiente affiancare
il Prefazio della SS.ma Trinità, estratto dal messale romano:
«[...] Signore santo, Padre onnipotente, Dio eterno, che con
l'Unigenito tuo Figlio e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo
Signore, non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità d'una sostanza.
Infatti, quello che, per tua rivelazione, crediamo della tua gloria, lo
stesso, senza alcuna distinzione, lo crediamo del tuo Figlio e dello
Spirito Santo. Così confermando la vera e sempiterna Divinità, si
adora la proprietà nelle persone, l'unità nell'essenza e l'uguaglianza
nella maestà, che è lodata dagli Angeli e dagli Arcangeli...».
Prima di inoltrarci nella succinta analisi della teologia
islamica che ci siamo prefissati di compiere, meditiamo e queste righe e
già percepiremo l'insormontabile abisso che separa l'islàm dal
cristianesimo! Dopodiché, quando leggiamo - talvolta dalla penna di
ecclesiastici! - che in fondo... è ben poca cosa ciò che separa l'islàm
dal cristianesimo, e che entrambi adorano lo stesso Dio90,
ci domandiamo: di quale cristianesimo
(o di quale islàm) si sta parlando? Permetteteci, per concludere
questo paragrafo con una nota di attualità, raccontando un aneddoto
vissuto da uno dei nostri amici. Giovedì 25 maggio 1985, verso le ore
7,00, sul sagrato della chiesa di Notre Dame di Parigi, migliaia di
pellegrini con zaini, bagagli e stendardi, si apprestavano a compiere
una marcia di tre giorni verso la cattedrale di Chartres. Uno di essi,
dopo aver scaricato la sua macchina, decise di depositarla in un
parcheggio attiguo, il cui custode era un marocchino di una cinquantina
d'anni. Quest'ultimo, gli chiese che cosa significasse questo insolito e
mattutino viavai che causava disagio alla circolazione; il nostro amico,
che non perde mai occasione di fare una chiaccheratina con i musulmani,
pensò fosse bene informarlo:
Amico
- «Si tratta di cattolici,
giovani e vecchi, che cammineranno per 3 giorni fino alla grande chiesa,
la loro grande moschea; 100 chilometri a piedi: ti rendi conto?»
MAROCCHINO
- «Sai che alla mia età -
rispose con orgoglio - ho percorso
in un sol giorno 50 chilometri sulle montagne del Marocco? Ma dimmi: per
quale motivo lo fanno?»
Il nostro amico gli spiegò che essi stavano andando a chiedere
alla Madre di Gesù la sua protezione per le famiglie minacciate, ed il
suo aiuto per la rinascita della fede religiosa in Francia. Prima la
stupefazione, poi l'entusiasmo si impadronirono di questo padre di
famiglia musulmano che scoprì esservi ancora dei francesi ancora
attaccati, come lui, a dei valori tradizionali! Infiammandosi a sua
volta, denunciò crudamente gli stessi mali che non risparmiano neppure
le famiglie musulmane che vivono in Francia: la libera unione, il
rilassamento dei costumi, la perdita di rispetto per gli anziani, ecc...
Al termine di uno scambio divenuto calorosamente amichevole, al momento
di lasciarlo, il nostro amico promise di pregare Dio, nel corso del
pellegrinaggio, per la famiglia del marocchino che, ringraziando, replicò
immediatamente: «Il tuo Dio è il
mio Dio, ma non ve n'è che uno,
amico mio, uno solo!» Il braccio alzato, l'indice teso, la
fermezza del tono, sottolineavano con forza questa unicità,
indispensabile richiamo compiuto amichevolmente a questo simpatico
cattolico, ma, malgrado tutto, ancora nell'errore... q
Il Padre
- Allàh non è Padre
«Allàh non è generato e
non ha generato» (Sura CXII, 1). Con questa formula l'islàm
impugna contemporaneamente il falso contro la nozione di un Dio Padre, e
più fermamente ancora contro quella della filiazione di Gesù, aspetto
quest'ultimo che esamineremo più oltre. L'Onnipotente è certamente il
Creatore dell'uomo, ma da lì a stabilire tra Allàh e l'uomo una
relazione da Padre a figlio, c'è una soglia che il musulmano non
saprebbe oltrepassare. Il musulmano sta prosternato con infinito
rispetto davanti ad Allàh, il Potente, il Dispensatore di tutti i beni,
il Misericordioso, ma sarebbe un errore intravedere in questo
atteggiamento una nozione d'amore filiale che sarebbe completamente
fuori luogo. Allàh è infinitamente troppo alto ed inaccessibile perché
la sua creatura si possa permettere di vedere in lui un padre. Ecco come
J. Hours commenta questo aspetto dell'islàm:
«Senza soccorso divino, senza nessun altro punto d'appoggio
permanente che la nozione naturale, l'uomo si ritrova solo davanti a sé
stesso con tutta la sua fragilità. A malapena, la sua personalità si
costruisce. Il Dio dispotico che regna in Cielo non lo aiuta in
quest'opera, ma piuttosto lo schiaccia...»91.
Ma questo aspetto caratteristico dell'islàm può essere
maggiormente compreso tramite un effetto di contrasto con la seconda
Persona della SS.ma Trinità: il Figlio. q
Il Figlio
- Il Corano condanna la fede nell'Incarnazione
Sura XXIII (I
FEDELI)
92. «Allàh non
ha figli; egli non divide il suo impero con un altro Dio. Se così
fosse, ognuno di essi vorrebbe appropriarsi della sua creazione ed
innalzarsi sopra il suo rivale. Lode all'Altissimo! Lontano
da lui queste bestemmie!» (F).
-
Gesù Cristo stesso è chiamato in causa come testimone
Sura V (LA
TAVOLA)
76. «Quelli che
dicono che il Messia, figlio di Maria, è Dio, pronunciano una
bestemmia. Non ha egli
stesso detto: «Figli d'Israele, adorate Allàh,
mio e vostro Signore»? Chiunque associa altri dei ad
Allàh non entrerà nel giardino delle delizie [il Paradiso
N.d.R.], e la sua dimora sarà nel fuoco...» (F).
Sura V (LA
TAVOLA)
116 «Allàh chiese a
Gesù (in arabo Ìsà), figlio
di Maria, se avesse comandato agli uomini di adorare lui e
sua madre come dei; «Signore, rispose,
avrei loro ordinato un sacrilegio? Se ne fossi colpevole, non lo
saresti tu pure? Tu conosci ciò che è nel mio cuore, ed io ignoro ciò che vela la tua
maestà suprema.
La conoscenza dei misteri non spetta che all'Altissimo» (F).
E altrove:
Sura XXXIX (LE
SCHIERE)
6. «Se
Allàh avesse voluto avere un figlio, lo avrebbe scelto tra gli esseri
che ha voluto creare. Ma che
questa bestemmia sia lontana dalla sua gloria! Egli è unico
e potente» (K).
E questa imprecazione dal tono apocalittico:
Sura XIX (MARIA)
92. «Essi [gli
infedeli N.d.R.] dicono che Allàh
ha un figlio, e proferiscono così una bestemmia. Poco
manca che i cieli non si schiantino a queste parole, che la terra
non si spacchi e che le montagne
spezzate non crollino!»
93. «Essi
attribuiscono un figlio al misericordioso, e non potrebbe averne»
(F).
Sura IX (LA
CONVERSIONE)
30. «I giudei
dicono che Ozai è figlio di Dio; i
cristiani dicono lo stesso del Messia92 . Parlano come gli
infedeli che li precedettero; il cielo punirà le loro bestemmie.
Chiamano signori i loro pontefici, i
loro monaci ed il Messia, figlio di Maria, ed è loro imposto di
servire un solo Dio; non ce n'è un altro.
Anatema a quelli che si associano al suo culto!» (F).
Si rimane veramente colpiti per la veemenza con cui si esprime in
questi versetti - osiamo dire astiosamente - il rifiuto del Figlio del
Dio vivente.
- Osservazioni complementari
L'islàm rigetta dunque l'Incarnazione93; alla stessa constatazione è
giunto anche J. Beraud-Villars, il redattore della nota sotto riportata,
che si trova nel libro «Islam d'hier
et de toujours»: «Infatti, l'islàm si avvicina molto più al giudaismo che al cristianesimo. In effetti, chiunque considera Gesù come un grande profeta o un Precursore, respinge con energia sia l'idea di Incarnazione, che la necessità di un Salvatore»94.
Peccato che a questa osservazione pertinente, l'autore abbia
aggiunto questo strabiliante commento: «In effetti, la nozione di peccato originale è estranea ai musulmani che, al contrario, considerano sacrosanto l'atto generativo...».
E' esatto dire che l'islàm non crede nella dottrina del peccato
originale, o più esattamente, sembra essere dell'opinione che, oltre ad
Adamo, esso non sia stato trasmesso all'umanità. Ma affermare che il
peccato originale sia l'atto generativo rivela la più completa
ignoranza di questo dogma da parte dell'autore! Ecco un ennesimo esempio
che lascia intravedere le deficienze che possono intaccare certi studi
pubblicati su questo soggetto. Infine, per ben sottolineare la
specificità dell'islàm in queste nozioni di Padre e di Figlio, è
sufficiente confrontare le summenzionate citazioni del Corano con la
Professione di Fede dei cristiani...:
«Credo
in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili.
Credo
in un solo Signore Gesù Cristo,
Unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli;
Dio
da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato, della stessa sostanza
del Padre.
Per mezzo di lui tutte le cose sono state
create...»
... o con il prologo del Vangelo di San Giovanni (Gv I, 1-14):
«In
principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli
era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto
ciò che esiste.
In
lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
[...]
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di Unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità». q
Lo Spirito Santo
- Viene confuso con l'Arcangelo Gabriele
Nel Corano, il termine «rouh»
(Spirito-di-Allàh, Spirito Santo, oppure semplicemente Spirito) designa
sia l'Arcangelo Gabriele, considerato come l'intermediario autorizzato
delle rivelazioni profetiche95,
sia Cristo, «il Messia, il Verbo
e lo Spirito di Allàh»96, sia lo Spirito
di Allàh. Ma in nessun caso, il vocabolo «rouh»
corrisponde nel Corano allo Spirito Santo in qualità - permetteteci
questa espressione - di terza Persona della SS.ma Trinità. Il Corano è
dunque muto per ciò che concerne questa terza Persona; se ne sconfessa
l'esistenza, lo fa implicitamente e attraverso la negazione degli «associati»
vista poc'anzi. Ecco, dunque, come il Corano liquida la SS.ma Trinità:
niente Padre, niente Figlio, e quanto allo Spirito Santo, esso è - come
vedremo - sia confuso con l'Arcangelo Gabriele, che del tutto assente. q
Gesù Cristo
- Il suo posto nel
Corano
Più sopra, abbiamo visto come
il Corano rifiuti la filiazione e la persona divina di Cristo. Tuttavia,
benché ciò sia essenziale, tutto questo non è sufficiente per
apprezzare in maniera pressoché esatta l'idea che l'islàm si sia fatta
di Gesù Cristo, della sua natura, della sua missione, e della sua
storia terrena. Nel Corano, Gesù Cristo occupa un posto molto
importante; per non essere noiosi citando tutti i passi del Corano che
parlano di Cristo, ci limiteremo ad evocarne i più caratteristici e
significativi tra essi.
- La nascita di Gesù Cristo fu
miracolosa
Sura XXI (I
PROFETI)
91. «Canta la
gloria di Maria, che conservò la sua verginità intatta. Soffiammo su
di lei il nostro Spirito;
essa ed il proprio figlio formarono la meraviglia dell'universo»
(F).
- Gesù Cristo fu istruito da Allàh e sostenuto dal suo Spirito
Sura III (LA
FAMIGLIA D'AMRAM)
43.
«Egli insegnerà la Scrittura e la Sapienza, il Pentateuco ed il
Vangelo. Gesù sarà suo inviato [di Allàh]
presso i figli d'Israele» (F).
Sura II (LA
VACCA)
254. «Accordammo a Gesù,
figlio di Maria, il potere dei miracoli: lo fortificammo con lo Spirito
di santità»
(F).
- Gesù Cristo ha compiuto dei miracoli67
Sura V (LA
TAVOLA)
110.«Allàh dirà a Gesù, figlio di Maria: ricordati delle
grazie che sparsi sopra te e sopra colei che ti ha
generato;
ti ho fortificato nello Spirito di santità, onde tu istruisca gli
uomini dalla tua culla alla tua
vecchiaia. [...] Tu guaristi un cieco nato ed un lebbroso per voler mio; facesti
uscire i morti dai loro
sepolcri» (F).
«Per voler mio»: in
questo versetto, il Corano accentua la subordinazione di Gesù ad Allàh,
e la sua non-divinità.
-
Gesù Cristo è salito al Cielo
Sura III (LA
FAMIGLIA D'AMRAM)
48. «Allàh
disse a Gesù: ti manderò la morte, e ti solleverò fino a me. Sarai
separato dagli infedeli» (F).
- Gesù Cristo sarà uno degli intimi di Allàh
Sura III (LA
FAMIGLIA D'AMRAM)
40. «L'Angelo
disse a Maria: «Allàh ti annuncia il suo Verbo. Egli chiamerà Gesù
il Messia, figlio di
Maria, grande in questo mondo, e nell'altro confidente
dell'Altissimo» (F).
-
Gesù Cristo sarà un Segno per tutti gli uomini
Sura XIX (MARIA)
21. «Egli [Gesù]
sarà il nostro segno davanti agli uomini, e la prova della nostra
misericordia...» (K).
Come si potrà notare, il Libro sacro dei musulmani concede nella
creazione un posto privilegiato a Gesù Cristo. Esistono tuttavia
versetti che ne parlano in tutt'altro tono:
- Gesù Cristo non è né Dio, né il Figlio di Dio
Vedere più sopra i versetti che lo affermano in maniera
categorica98.
-
Gesù Cristo è un profeta: egli annuncia Maometto
Sura LXI
(L'ORDINE)
6. «Sono
l'apostolo di Allàh, ripeteva ai giudei Gesù, il figliolo di Maria.
Vengo a confermare la verità del
Pentateuco che mi precedette
e ad annunciarvi la felice comparsa del profeta che verrà dopo di
me. Ahmed99
è il suo nome»
(F).
R. Blachère aggiunge che «l'identificazione
AhmEd-Maometto si impone
con evidenza alla coscienza musulmana». I musulmani sostengono che
il Vangelo sia stato «manipolato», e che sono state fatte scomparire
le parole di Gesù relative al suddetto passo del Corano. Tale accusa è
stata recentemente riconfermata da un personaggio musulmano affatto
trascurabile100: «Il Libro dell'Antico e del Nuovo Testamento, attualmente in circolazione, è stato falsificato. Esso è stato deliberatamente modificato ed amputato del nome del profeta Maometto, e di molte altre cose, poiché Gesù nella vera Bibbia disse...»101.
- Osservazioni complementari
È implicito che tale accusa, frutto di una grossolana ignoranza,
non merita nemmeno la nostra considerazione. Approfittiamo tuttavia di
questa occasione per ricordare ai cristiani che Gesù Cristo non
dovrebbe essere collocato tra i profeti, che egli supera infinitamente!
Egli non è affatto il «Profeta di Dio» - titolo irriverente di un capitolo di un noto «catechismo»102
- ma il Dio dei profeti!!!
- Gesù Cristo è un semplice mortale
Sura V (LA
TAVOLA)
79. «Il Messia,
figlio di Maria, non è che il
ministro dell'Altissimo: altri inviati lo precedettero. Sua
madre era giusta. Vivevano e mangiavano in comunione» (F).
Per farla breve - annota M. Kasimirsky - Gesù e Maria non erano
che esseri umani, e che quindi, non potevano fare a meno di cibarsi.
Sura V (LA
TAVOLA)
19. «Quelli
che dicono che il Cristo, figlio di Maria, è Dio, sono degli infedeli.
Rispondi loro: «Chi potrebbe
fermare il braccio dell'Onnipotente, se volesse annientare il Messia,
figlio di Maria,
sua madre e tutti gli esseri creati?»
-
Gesù Cristo è un semplice mortale; ce lo dice lui stesso
Sura V (LA
TAVOLA)
116. «Allàh
chiese a Gesù, figlio di Maria, se avesse comandato agli uomini di
adorare lui e sua madre
come dei; «Signore, rispose, avrei loro ordinato un sacrilegio?
Se ne fossi colpevole, non lo saresti
anche tu? Tu
conosci ciò che c'è nel fondo del mio cuore, ed io ignoro ciò che
vela la tua
maestà
suprema. La conoscenza dei misteri non spetta che all'Altissimo»
(F).
-
Gesù Cristo viene messo allo stesso livello di Adamo, semplice creatura
Sura III (LA
FAMIGLIA D'AMRAM)
52. «Agli occhi dell'Altissimo, Gesù è un uomo come Adamo.
Adamo fu creato dalla polvere. Allàh gli
disse: «Sii», ed egli fu» (F).
- Lucifero si rifiutò di adorare... Adamo!
Sura II (LA
VACCA)
28. «Allàh
disse agli Angeli: «Manderò il mio vicario sulla terra». Risposero
gli spiriti celesti: «Manderete
un uomo che si avvolgerà nell'iniquità e spargerà il sangue,
mentre noi celebriamo le vostre lodi e vi
glorifichiamo?» Rispose il Signore: «Io so, quello che voi non
sapete».
29. «Allàh
insegnò ad Adamo il nome di tutte le creature, e disse agli Angeli, ai
cui sguardi le espose:
«Nominatele, se siete veraci!»
30. «Lodato sia
il tuo nome», risposero i celestiali spiriti. «Non abbiamo altre
conoscenze che quelle che
ci vengono da te. La scienza e la saggezza sono tuoi attributi».
31. «Egli disse
ad Adamo: «Nomina loro tutti gli esseri creati»; e quando li ebbe
nominati, il Signore
riprese: «Non vi ho forse detto che conosco i segreti dei cieli
e della terra? Le vostre azioni manifeste
e segrete sono svelate ai miei sguardi».
32. «Ordinammo
agli Angeli di adorare Adamo, ed essi l'adorarono. L'orgoglioso Iblìs
(o
Saytan=«Satana» o «Lucifero»
N.d.T.) si rifiutò di obbedire
e fu annoverato tra gli infedeli» (F).
In questo punto, sembra che l'autore del Corano mescoli e
confonda, da una parte due episodi distinti (Adamo che da un nome alle
creature, e Lucifero che rifiuta l'Incarnazione103),
e dall'altra Gesù ed Adamo. Volute o meno, queste confusioni -
frequenti nel Corano - manifestano sempre un medesimo fine: ridurre alla semplice umanità la natura divina di Gesù Cristo.
-
Nessun peccato originale trasmesso; inutilità di in Redentore
L'islàm non accetta il dogma della trasmissione a tutta l'umanità
del peccato originale, il quale colpì dunque solo Adamo. Il Corano è
quindi in perfetta coerenza con questo rifiuto allorché afferma:
- Gesù Cristo non è stato crocifisso (e - implicitamente - non
è risorto)
Sura IV (LE
FEMMINE)
156. «Essi [gli
ebrei] dissero: «Abbiamo fatto morire Gesù, il Messia, figlio di Maria,
mandato da Dio».
Essi non l'hanno
assolutamente messo a morte, e non l'hanno crocifisso; un corpo
fantastico
ingannò la loro crudeltà. Quelli che altercano a questo
proposito, non hanno che dubbi. La vera
scienza non li rischiara; essi non seguono che una semplice
opinione. [Gli ebrei] non hanno messo a
morte Gesù. Allàh lo ha sollevato a sé, perché egli è
potente e saggio» (F).
Secondo la traduzione di R. Blachère, «un
sosia fu sostituito ai loro occhi» (degli ebrei). Ma a parte queste
sfumature dovute alle diverse traduzioni, dal testo in esame non si può
che trarre un'unica conclusione: La
crocifissione di Gesù Cristo è un mito, un'illusione, se non
un'impostura.
-
Gesù Cristo ritornerà alla fine dei tempi?
Trattando del «mahdì»104 dei sunniti, che si pensa ritornerà alla fine dei tempi per restaurare
ed unificare l'islàm, Padre Lammens s.j. rievoca le vaghe tradizioni
sunnite concernenti la Parusia di Gesù Cristo, alla quale il Corano
avrebbe - si pensa - fatto allusione: Sura XLIII (L'ACCONCIAMENTO) |