IL PIANO DI DOMINIO MONDIALE
DELLA CONTRO-CHIESA
 

L’apostasia delle nazioni
e il governo mondiale

 


Henry Le Caron
RICONQUISTA



Per richiedere copie del libro rivolgersi a:
RICONQUISTA - Cas. Post. 5050 succ. 8 - 40100 BOLOGNA


3.2. LA CADUTA DELLA MONARCHIA AUSTRIACA

La caduta dell’Impero Austro-Ungarico si è compiuta con il trattato di Versailles.

La Casa degli Asburgo aveva giocato in Europá Centrale e in Italia il ruolo della casa dei Borboni e bisognava che essa sparisse.

I trattati di Versailles, Trianon e Saint-Germain hanno determinato la rovina della potestà cattolica che sussisteva in Occidente, mentre nell’Est, con i sussidi degli Ebrei americani (specialmente la banca Schiff e la banca Warburg), lo Zar era stato rovesciato dai Soviet (6).

Le decisioni del trattato di Versailles erano quelle prese dall’assemblea massonica che si era riunita a Parigi il 28/29 e 30 giugno 1917. Tutte le logge alleate e neutrali vi erano rappresentate.

L’Impero Austriaco era stato smembrato e ridotto in una moltitudine di Stati massonici (7) che Hitler doveva annettere molto facilmente 20 anni più tardi (in attesa di essere conquistati dai Soviet).

La volontà di eliminare la Casata degli Asburgo e di smembrare l’Impero Austro-Ungarico spicca chiaramente dal ritiuto degli Alleati di firmare una pace separata con l’Austria come era stato proposto dall’Imperatore Carlo I, successore dell’Imperatore Francesco-Giuseppe.

Quest’ultimo era morto il 21 novembre 1916 e l’Imperatore Carlo I (che aveva sposato una principessa di Francia, Zita di Borbone Parma), sovrano che non aveva alcuna responsabilità nell’inizio della conflagrazione mondiale, si era affrettato a fare delle proposte di pace che dovevano essere appoggiate da Benedetto XV nell’agosto 1917. La Franco- Massoneria le fece fallire. Il Presidente del Consiglio francese, il protestante Ribot, trasmise le istruzioni massoniche a Lord Robert Cecil a Londra, il quale le riferì a Lord Bertie: "Il signor Ribot mi prega di farvi conoscere i suoi timori e di dirvi che egli non si lascerà condurre nella via in cui il Vaticano sembra volerlo portare. Egli spera che il Governo britannico condividerà la sua opinione e darà al Signor de Salis istruzioni allo scopo di scoraggiare ogni tentativo del Cardinale Segretario di Stato tendente ad un intervento ufficioso tra belligeranti" (8).

Senza questa volontà di distruggere l’Impero Austro-Ungarico, la guerra sarebbe finita molto prima e centinaia di migliaia di vite umane sarebbero state risparmiate.

Da notare che al contrario, l’Impero protestante di Germania, trasformato in democrazia, fu ridotto solo momentaneamente e conserva tutta la sua potenza.

All’epoca le menti lucide si erano indignate di fronte a questo trattato (9). Il maresciallo Foch, che era sempre stato tenuto lontano dai negoziati aveva scritto a Clemenceau il 6 maggio 1919: "Signor Presidente, mi domando se vi accompagnerò domani a Versailles. Mi trovo davanti al caso di coscienza più grave che io abbia mai conosciuto nella mia esistenza. Io ripùdio questo trattato e non voglio, sedendomi al vostro fianco, condividerne le responsabilità. Ci sarà forse un’Alta-Corte per giudicarci, perché la Francia non capirà mai che dalla vittoria noi abbiamo fatto uscire il fallimento. Quel giorno io voglio presentarmi con la coscienza tranquilla e con le carte in regola (10) ".

Tra gli uomini che hanno giocato un ruolo fondamentale in questi avvenimenti occorre citare il franco-massone Wilson, Presidente degli Stati Uniti, che impose il trattato di Versailles, e Clemenceau, Presidente del Consiglio della Repubblica francese, che lo firmò.

Esiste un mito Clemenceau come esiste un mito gollista.

Nessuno ignora che "la Tigre", "il Padre la Vittoria" era un rivoluzionario ateo (11). A lui si devono delle formule caustiche che permettono di delineare l’uomo.

"La Rivoluzione è un blocco da cui non si può togliere niente... Dura ancora perché ci sono sempre gli stessi uomini che si trovano di fronte agli stessi nemici. Sì, voi siete rimasti gli stessi e noi non siamo cambiati. Ecco perché la lotta durerà finché una delle due parti sarà vittoriosa" (12).

Egli diceva ancora: "Dalla Rivoluzione noi siamo in rivolta contro l’autorità divina ed umana". "Nulla sarà fatto in quel paese finché non si sarà cambiato lo stato mentale che vi ha introdotto l’autorità cattolica" (13).

La "Tigre" aveva in odio la casa degli Asburgo. Egli scriveva il 6 settembre 1867 dopo l’esecuzione di Massimiliano, Imperatore del Messico e fratello di Francesco Giuseppe "a proposito di questi imperatori, re, arciduchi e principi": "Io li odio di un odio senza quartieri, come li si detestava un tempo nel ’93, quando si chiamava quell’imbecille di Luigi XVI il tiranno esecrabile. Tra noi e quella gente c’è una guerra a morte... Io non ho pietà per quella gente... Vedete che io sono feroce. Ciò che c’è di peggio è che io sono intrattabile" (14).

Egli aveva conosciuto nel dicembre 1886 l’Arciduca Rodolfo tramite la figlia di Szeps, redattore capo del "Nuovo Quotidiano di Vienna" (e più tardi fondatore del Giornale di Vienna). La figlia di Szeps aveva sposato Pau Clemenceau, fratello di Georges.

L’arciduca ereditario Rodolfo era ostile alla Germania e desiderava ardentemente untalleanza dell’Austria con la Francia e l’Inghilterra. Si è pensato per lungo tempo che la Germania l’avesse fatto assassinare a Mayerling il 30 gennaio 1889 (assassinio camuffato in suicidio).

Rodolfo era un liberale che scriveva articoli nel giomale di Szeps. Egli gli inviò un giorno questa lettera estremamente strana datata 1882 (15): "Vi auguro e ci auguriamo tutti di combattere per lunghi anni con una forza infaticabile in prima fila fra coloro che lottano per la verità, la luce, la civilizzazione, l’umanità ed il progresso. Io e voi siamo uniti nelle idee e tendiamo allo stesso fine. Se i tempi attuali sono brutti, se lo spirito reazionario, il fanatismo, la degradazione dei costumi, il ritorno ai vecchi tempi sembrano oggi dominare, nondimeno noi confidiamo in un avvenire migliore, nella vittoria dei principi che serviamo, poiché il progresso è una legge ineluttabile della natura... La Francia è per noi la fonte primitiva di tutte le idee e di tutte le istituzioni liberali del Continente; noi le dobbiamo moltissimo. Essa ha dato la prova eclatante di ciò che le repubbliche possono fare di grande in Europa nel 1882... ".

Si tratta di un linguaggio massonico. Maurice Szeps era un Ebreo liberale. E’ probabile (ma bisognerebbe cercarne le prove) che egli fosse anche franco-massone.

L’arciduca ereditario Rodolfo ha cambiato opinione tra il 1882, data in cui scriveva questa lettera, ed il 1889, data della sua morte? Oppure non volle compiere ciò che aveva iniziato? Sapeva di essere condannato? Come interpretare le lettere scritte alla sua donna nelle quali parlava della sua prossima morte e non del suo suicidio?

"Vado tranquillamente alla morte, la sola che può salvaguardare il mio nome".

"Bisogna che io muoia" egli scriveva al diplomatico Szogynény (16). Qui si entra nel campo delle ipotesi. Tuttavia stando alle dichiarazioni dell’imperatrice Zita riportata da Jean Des Cars (opera citata pag. 423) (17), non sarebbe la Germania la responsabile dell’uccisione dell’Arciduca Rodolfo, ma la Francia nella persona di Georges Clemenceau.

Quest’ultimo e uno dei suoi agenti, Cornelius Herz, finanziatore del giornale "La Giustizia" avrebbero tentato di convertire l’arciduca Rodolfo alle loro idee. Clemenceau cercava di farsi alleata l’Austro-Ungheria nella guerra di rivincita contro la Prussia. Secondo questo piano, Cornelius Herz avrebbe tentato di convincere Rodolfo a salire sul trono al posto di suo padre... Rodolfo avendo rifiutato di destituire suo padre ed essendo divenuto "l’uomo che ne sapeva troppo", sarebbe stato ucciso per mano di uomini, dopo aver opposto una resistenza disperata agli agenti di Cornelius Herz e di Clemenceau" (18).

Infine bisogna notare che solo le monarchie protestanti e massoniche (ad eccezione del piccolo regno del Belgio) sono state risparmiate in Europa fino ad oggi. E ciò si comprende perfettamente: si può essere protestanti in molti modi! Il protestantesimo non ostacola la Rivoluzione, perché conduce logicamente all’indifferenza religiosa.

 


Vai al paragrafo successivo

 

(6) L’Occidente vittorioso avrebbe potuto intervenire, ma ha pensato che alla fine una epubblica democratica sarebbe stata instaurata. La banca Warburg aveva aperto nel 1917 un conto a Trotsky. Vedere i documenti 9 e 10 di: Papers relating to the Foreign Relations of the United States, Primo Volume, pagine 375-376. Le famiglie Schiff e Warburg erano non solamente alleate, ma associate.

(7) I nuovi dirigenti cecoslovacchi erano franco-massoni (Bénès), come pure Alessandro di Yugoslavia e Carol di Romania. Da notare che al momento dei negoziati di pace e prima di smembrare l’Austria, era stato proposto all’Imperatore Carlo I di farsi franco-massone, ma egli aveva rifiutato. Questa informazione è data dalla rivista Les nouvelles religieuses del 15 marzo 1926, pag. 132: il ricongiungimento della Chiesa cattolica alla Germania protestante.

(8) "L’offerta di pace separata dell’Austria" tramite il principe Sisto di Borbone.

(9) Mio padre, capo delle operazioni del generale Mangin, aveva lasciato l’esercito.

(10) La Franquerie, Il pericolo tedesco, pag. 58 e 63. Leggere anche: Emile Flourens, La Francia riconquistata. Edoardo VII e Clemenceau, riedito da Buneau-Varilla, direttore del "Mattino".

(11) Stando all’opera di Emile Flourens, La Francia riconquistata: Edoardo VII e Clemenceau (a partire da pag. 136), Clemenceau, che è sempre stato l’uomo dell’Inghilterra, apparteneva ad una setta i cui membri si facevano sotterrare in piedi, in odio a Dio. Ed è così che egli si fece sotterrare.

(12) Alla Camera, il 29 gennaio 1897.

(13) Il 12 luglio 1909, citato da P. Auburtin, Affinché egli regni, pag. 138.

(14) Lettera riprodotta nell’opera di Jean Des Cars, Elisabetta d’Austria o la fatalità, pag. 421.

(15) Citata da Henry Vallotton, pag. 246, nella sua opera Elisabetta, l’Imperatrice tragica.

(16) Jean Des Car, op. cit., pag. 421.

(17) Pubblicate dal qutidiano viennese "Kronen Zeitung".

(18) La tesi dell’assassinio e non del suicidio è confermata dall’atteggiamento della Santa Sede al momento della morte dell’Arciduca. Dopo il primo telegramma inviato dall’Imperatore Francesco Giuseppe al Papa per ottenere l’inumazione religiosa di Rodolfo, il vaticano rifiutò. Poi il Papa diede il suo assenso dopo aver ricevuto un secondo telegramma cifrato all’incirca di 2.000 parole contenente le spiegazioni sulle cause della morte dell’Arciduca.