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SANTI SOPPRESSI DALLA
MAFIA RAZZISTA EBRAICA |
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SAN SIMONINO DA
TRENTO |
BEATO ANDREA DA
RINN |
BEATO LORENZINO
DA MAROSTICA |
SAN DOMENICO DEL
VAL |
SAN CRISTOFORO |
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LOMICIDIO RITUALE EBRAICO
Nel lontano 1893, la prestigiosa rivista dei gesuiti La Civiltà
Cattolica, pubblicò una serie di articoli sulla morale giudaica a cura del Padre
Oreglia s.j.. Nel primo di essi, questi affermava: «NOI NON SCRIVIAMO NELL’INTENTO
DI ACCENDERE [...] L’ANTI-SEMITISMO, ma di dare piuttosto agli italiani l’allarme,
perché si mettano sulle difese contro chi ne osteggia la fede, ne corrompe il
costume e ne succhia il sangue, al fine di ammiserirli, dominarli e renderli
schiavi» (1). Già Dante Alighieri aveva cantato: «[...] uomini siate, e non
pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!» (2). Anche per me che
scrivo su questo scottante argomento (dell’omicidio rituale) il fine non è certo
quello di fomentare l’antisemitismo (condannato dalla Chiesa e quindi anche
da me) ma solo quello di fare un po’ di luce su un tema tanto misterioso. «Proclamata
la libertà dei culti, e concessa anche ai giudei la cittadinanza, questi seppero
avvantaggiarsene per tal forma, che di nostri eguali, divennero ben tosto padroni.
Infatti, chi oggi dirige la politica è LA BORSA, e questa è in mano ai giudei;
chi governa è LA MASSONERIA, e anche questa è diretta dai giudei; chi volge
e rivolge a suo senno l’opinione pubblica, è LA STAMPA, e questa è altresì in
gran parte ispirata e sussidiata dai giudei» (3). «Ecco ci dirà taluno, la ragione
dell’antipatia che a tutti ispirano i giudei [...]. Sì, questa è una delle cagioni
- continua La Civiltà Cattolica - ma non è l’unica, né la principale. Avvenne
un’altra più occulta, più misteriosa, e che in sé comprende tutte le altre [...].
LA CAGIONE cui alludiamo È UN ODIO CONTRO IL CRISTIANESIMO, IMPOSTO AI GIUDEI
PER LEGGE, odio che giunge fino a giustificare a nostro danno ogni sorta di
delitti» (4).
LA MORALE GIUDAICA È LA CAUSA PRINCIPALE DELL'ODIO DEI GIUDEI CONTRO I NON
- GIUDEI
«La prima e principale cagione dell’avversione dei giudei contro i non giudei,
e massime contro i cristiani, si ha da rintracciare, cosa incredibile a dire,
nella loro stessa morale e religione; la quale NON È PIÙ LA MOSAICA, MA Sì
LA TALMUDICA O RABBINICA, foggiata a capriccio dagli scribi e farisei, bugiardi
interpreti della legge».(5) Vediamo allora che cosa dice il Talmud sui cristiani:
«IL CRISTIANO è omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità; il suo solo
incontro contamina anzi NON È PROPRIAMENTE UOMO, MA BESTIA» (6). «Posto questo
bel concetto che i giudei hanno di noi [...], sarà da stupire che essi facciano
un dovere di cospirare perpetuamente contro di noi? Se ci reputano bestie
in sembianza umana, e bestie da Dio destinate a servirli, è naturale che ci
trattino, ove lo possano, da bestie» (7). Il precetto dell’amore del prossimo
(comandato dalla legge naturale e da quella mosaica) non è - secondo il Talmud
- un precetto universale, ma è ristretto ai soli giudei e ai loro amici. «Senonché
Maimonide [...] trova modo di salvare capra e cavoli, dicendo «essere LECITO
FAR DEL BENE ANCHE AI CRISTIANI, però QUANDO NE PUÒ VENIR VANTAGGIO AD ISRAELE,
o quando questo può giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l’inimicizia
verso i cristiani» (8). Anche recentemente, in Israele, il rabbino Josef Ovadia
si poneva la questione: «Se un ebreo può permettersi di infrangere il sabato
per salvare la vita ad un gentile, ad un non-ebreo. In merito non ha avuto
dubbi, in una conferenza ha sostenuto che un ebreo può contravvenire al sabato
se può salvare la vita di un non ebreo. Anzi deve farlo, ANCHE SE LA LEGGE
EBRAICA PRESCRIVE [...] CHE IL SABATO PUÒ VENIR VIOLATO SOLO PER SOCCORRERE
UN ALTRO EBREO. Ovadia infatti sostiene che il mancato intervento di un ebreo
nel salvare un non-ebreo il sabato, potrebbe ritorcersi contro la comunità
ebraica, rinvigorendo le critiche contro il suo stile di vita. Pertanto, secondo
Ovadia, IL SALVARE UN NON-EBREO, anche di sabato, INDIRETTAMENTE PUÒ ESSERE
CONSIDERATO UN ATTO LECITO come quello compiuto da chi salva un correligionario
in quel giorno santo» (9). Il Sanhedrin afferma che «UN GIUDEO deve reputarsi
QUASI EGUALE A DIO! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente
LE BESTIE CHE HAN FORMA DI UOMINI, CIOÈ I CRISTIANI» (10). «Ora, mirate le
conseguenze che scaturiscono da questi bei principi, -riprende La Civiltà
Cattolica- tutti i nostri beni appartengono ai giudei, poiché essi solo sono
uomini, e perciò hanno diritto di possedere quindi il Talmud [...] dichiara
lecita ai giudei L’USURA verso i cristiani (11), la frode (12), il furto (13),
e la rapina» (14). Ed ancora: «Considerate I CRISTIANI -dice il Talmud- come
BESTIE E ANIMALI FEROCI E TRATTATELI PER TALI. Non fate né bene né male ai
gentili, ma mettete tutto il vostro ingegno e il vostro zelo per distruggere
i cristiani» (15). Maimonide, uno dei loro massimi dottori, insegna loro che
«OGNI GIUDEO, IL QUALE NON UCCIDE UN NON GIUDEO, VIOLA UN PRECETTO NEGATIVO»
(16). «IL GIUDEO CHE UCCIDE UN CRISTIANO OFFRE A DIO UN SACRIFICIO ACCETTO»
(17). La Civiltà Cattolica conclude così: «Dunque delle due l’una: o essi
(i giudei, ndr) mandano al diavolo il loro Talmud con tutti i suoi commenti,
che sono un insulto al buon senso ed un oltraggio alla stessa legge naturale,
ovvero si rassegnino ad essere in uggia ed in abbominio a tutte le altre nazioni,
massime cristiane» (18). A tale riguardo, vedasi anche H. DESPORTES (19),
e A. MONNIOT (20), ed anche L. FERRARO (21).
LA MORALE GIUDAICA E IL MISTERO DEL SANGUE
«Vi è un rito religioso del giudeo disperso, d’un carattere eccezionale,
che esce, con un rilievo terribile, dalla categoria dei riti ordinari, e che
ha acquistato nella storia una celebrità sinistra; vogliamo parlare dell’OMICIDIO
RITUALE o del SACRIFICIO UMANO [...]. In ricordo di Cristo crocifisso, per
dare al crimine del Calvario, fino alla fine dei tempi, con un memoriale orribile,
una sorta di prolungamento indefinito, il giudeo ha santificato, ogni volta
che lo ha potuto, ogni anniversario del Deicidio, mediante l’immolazione di
un cristiano. TRATTARE DELLA QUESTIONE GIUDAICA E TACERE SULL’OMICIDIO RITUALE,
SIGNIFICHEREBBE OMETTERE CIÒ CHE VI È DI PIÙ IMPORTANTE NEL PROBLEMA [...].
In nessun posto la luce della storia è più necessaria, poiché in nessun posto
la menzogna ha fatto di più, per creare la notte» (22). Cerchiamo allora di
far luce dove si è voluto far notte. «Da quattro capi noi dedurremo le nostre
prove; dalle deposizioni giuridiche fatte innanzi ai tribunali da giudei convinti
e confessi di omicidi e infanticidi commessi a scopo di religione; dalle rivelazioni
di Rabbini convertiti alla nostra fede; da documenti storici e finalmente
dalla testimonianza tradizionale» (23).
EBREI CONFESSI IN TRIBUNALE DI OMICIDIO RITUALE
La Civiltà Cattolica tra i molti processi fatti agli ebrei per assassinio
rituale in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Germania, Baviera, Ungheria,
Lituania e Polonia, senza parlare poi dei Paesi orientali, ricorda soprattutto
quelli di Trento (sec. XV) e quello di Damasco (sec. XIX). «Orbene - afferma
la prestigiosa rivista dei gesuiti - se raffrontisi i due processi, nel
primo dei quali sono otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi,
oltre al buon numero di testimoni tutti giudei, vedrassi con maraviglia
come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni
e le testimonianze disposte in essi, quanto al rito e all’uso del sangue
cristiano, si corrispondano a capello...
1) Dai due processi comparati insieme, risulta con evidenza che L’ASSASSINIO
DI UN CRISTIANO non solamente è riputato lecito, ma È COMANDATO ai giudei
DALLA LEGGE TALMUDICA-RABBINICA...
2) LO SCOPO DEL DETTO ASSASSINIO non è solamente far onta a Cristo e danno
al cristianesimo, [...] ma SOPRATTUTTO ADEMPIERE UN DOVERE RELIGIOSO, qual'è
celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso
in esse di sangue cristiano...
3) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini, [...] si può far uso del
sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste di Pasqua vuol essere
il sangue di un fanciullo cristiano che non abbia oltrepassato i sette anni
di età...
4) Le azzimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue
cristiano, regalansi nelle feste del Purim ai non-giudei, massime a quei
cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle
feste pasquali mangiansi per ben sette giorni dai soli giudei.
5) Questo è IL SEGRETO DEL SOLO PADRE DI FAMIGLIA, cui spetta introdurre
nella pasta degli azzimi, all’insaputa della moglie e dei figlioli, un po’
di sangue cristiano fresco o coagulato e ridotto in polvere.
6) Egli deve altresì nella cena pasquale versare qualche goccia di sangue
nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa!
7) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio
[...], quando si fa nei giorni prossimi alla Pasqua.
8) PERCHÉ IL SANGUE DI UN BAMBINO cristiano sia acconcio al rito e PROFICUO
ALLA SALUTE DELL’ANIMA GIUDAICA, CONVIENE CHE IL BIMBO MUOIA TRA I TORMENTI
[...].
9) L’USO RITUALE E IL MISTERO DEL SANGUE sol si trova scritto NEI CODICI
orientali, mentre negli OCCIDENTALI VENNE SOPPRESSO per tema dei governi
cristiani e SOSTITUITO DALLA PRATICA E TRADIZIONE ORALE» (24). Queste sono
le conclusioni tratte dalle confessioni dei rabbini e degli altri ebrei
esaminati nei due processi di Trento e di Damasco. Chi volesse accertarsene
può leggere per esteso il resoconto dei processi di Trento e di Damasco
pubblicati dal La Civiltà Cattolica, serie II , voll. VIII-IX-X, nella Cronaca
sotto la rubrica Roma (1881-1882). Per il processo di Damasco, si veda anche:
ACHILLE LAURENT, Relation historique des affaires de Syrie, depuis 1840
jusqu'en 1842. Ormai quasi introvabile. Ed anche: ACELDAMA, Processo celebre
contro gli ebrei di Damasco, Premiato stab. Tipografico G. Dessì, Cagliari-Sassari,
1896.
LE RIVELAZIONI DEI RABBINI CONVERTITI AL CATTOLICESIMO
Si trova conferma delle conclusioni tratte dalle confessioni rese durante
i processi anche nelle rivelazioni fatte dai rabbini convertiti alla nostra
fede. La Civiltà Cattolica cita soprattutto l’autorità di tre rabbini
convertitisi: Paolo Medici, Giovanni da Feltre e Teofilo, monaco moldavo.
«Paolo Medici nella sua opera intitolata RITI E COSTUMI DEGLI EBREI (25),
confermò le frequenti uccisioni di fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre
dichiarò solennemente innanzi al podestà di Milano l’uso che i giudei
facevano del sangue cristiano (26); e Teofilo ne spiega il mistero nelle
sue rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel
1803, poscia ridotte in greco e pubblicate nel 1834 a Napoli di Romania
da Giovanni de Giorgio, e finalmente tradotte in italiano dal Prof. N.F.S.
e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo: IL SANGUE CRISTIANO
NEI RITI EBRAICI DELLA MODERNA SINAGOGA [...] L’ex rabbino moldavo, [...]
confessa il rito sanguinario e l’uso che egli stesso, prima della sua
conversione, aveva fatto del sangue cristiano [...]. «Cotesto segreto
del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli
Kakam (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che perciò si chiamano
conservatori del mistero del sangue» [...]; questi SOLO A VOCE LO COMUNICANO
AI PADRI DI FAMIGLIA, i quali lo tramandano a quel figliuolo che conoscono
più capace del segreto, atterrendolo con orrende minacce dallo svelarlo
altrui. E qui conta come a lui stesso lo rivelasse il padre suo: «Quando
io pervenni all’età di 13 anni, mio padre presomi da parte, da solo a
solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l’odio contro i cristiani,
come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccoglierne il sangue
[...]. Figlio mio, mi disse, [...] ti ho fatto il più intimo mio confidente
ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi dié la spiegazione
del mistero e soggiunse esser quello cosa sacrosanta, rivelata da Dio,
e comandata agli ebrei; e che quindi io ero stato messo a parte del segreto
più importante della religione ebraica». Seguono poscia gli scongiuri
e le minacce, di maledizione a lui fatte, ove avesse violato il segreto,
nonché il precetto di non comunicarlo neppure alla madre, né alla sorella,
né ai fratelli né alla sua futura moglie, ma soltanto a quello dei suoi
figliuoli che gli paresse più zelante, il più savio per custodire il segreto
[...]. Gli ebrei, dice Teofilo, sono più contenti quando possono ammazzare
i bambini perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di
Gesù Cristo; li ammazzano a Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare
la passione di Gesù Cristo» (27).
I MOTIVI DI CREDIBILITÀ DI TEOFILO MOLDAVO
«Sarebbe del tutto irragionevole non prestar fede alle rivelazioni
dell’ex rabbino moldavo, in primo luogo perché chi le ha scritte è un
testimone che conosce a menadito quanto ci rivela; infatti Teofilo fu
lui stesso rabbino ed imparò fin da tredici anni tali misteri. Secondo,
depone contro se stesso, avendo confessato di aver lui stesso fatto
uso frequente di sangue cristiano. In terzo luogo, non ignorava che
con tali rivelazioni si esponeva al rischio di venir ucciso e tuttavia
volle farlo lo stesso per debito di coscienza e per carità verso i cristiani.
In quarto luogo, perché le sue rivelazioni concordano quanto alla sostanza
colle confessioni fatte ai giudici dai giudei nei succitati processi»
(28).
LA STORIA
«Non ci troviamo d’innanzi ad uno od un altro scrittore, bensì davanti
a tutto un popolo di storici, di analisti e di scrittori di tempo,
di luogo e di nazione differenti; cotalché sarebbe cosa assurda il
supporre che tutti si sieno insieme indettati a falsare i fatti a
danno dei giudei [...]. Tali sono tra gli altri i Bollandisti, il
Baronio, il Rhorbacker [...]» (29).
ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ASSASSINII PIÙ CONOSCIUTI COMMESSI DAI
GIUDEI
- Anno 1071. A Blois (30), un bambino crocefisso poi buttato nel
fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. - 1114.
A Norwich in Inghilterra (31), Guglielmo, fanciullo di dodici anni,
è attirato in una casa ebrea, e colà crocifisso in mezzo a mille
oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo
sulla Croce, vennegli ferito al fianco. - 1160. A Glocester (32),
gli ebrei crocifiggono un bambino. - 1179. A Parigi (33), il fanciullo
Riccardo viene immolato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo;
ed è onorato come Santo a Parigi. - 1181. A Parigi (34), San Rodberto,
fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua. -
1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne,
per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza (35), accade
lo stesso a Domenico del Val. - 1236. Presso Hagenau (36), tre fanciulli
di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo. -
1244. A Londra (37), un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli
ebrei; e si venera nella Chiesa di S. Paolo. - 1250. In Aragona
(38), un fanciullo di sette anni viene crocefisso circa nel tempo
della Pasqua ebraica. - 1255. A Lincoln (39), Ugo fanciullo rapito
dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei
convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando
in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu
Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle
principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli,
poscia in onta a Cristo coronavanli di spine, flagellavanli e crocifiggevanli
(40). - 1257. A Londra (41), un fanciullo cristiano immolato da’
giudei. - 1260. A Wessemburg (42), un fanciullo ucciso dagli ebrei.
- 1261. A Pfortzeim Bade (43), una bambina settenne strozzata poi
dissanguata ed annegata. - 1283. A Magonza (44), un bambino venduto
dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO. - 1285. A Monaco
(45), un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio
agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati.
- 1286. A Oberwesel sul Reno (46), Wernher quattordicenne martirizzato
per tre giorni con ripetute incisioni. - 1287. A Berna (47), Rodolfo
giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. - 1292. A Colmar (48),
un fanciullo ucciso come sopra. - 1293. A Crems (49), un fanciullo
immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri
si salvano a forza d’oro. - 1294. A Berna (50), un altro fanciullo
svenato dai giudei. - 1302. A Remken, lo stesso (51). - 1303. A
Weissensee di Turingia (52), Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato,
dissanguato con incisioni alle vene. - 1345. A Monaco (53), il Beato
Enrico crudelmente ucciso. - 1401. A Diessenhofen di Wurtemberg
(54), un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato
dagli ebrei. Qui notisi che nel processo fattosi per cotesto assassinio,
l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno
bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato
doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano
di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per
ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi
(55): È cosa notevole che le stesse confessioni e rivelazioni siano
state fatte dagli ebrei a distanza di molti secoli ed in paesi lontanissimi:
a Trento, in Moldavia, in Svizzera nei secoli XIV e XVIII; secondo
che già si vide più sopra. - 1407. Quivi pure un altro fanciullo
ucciso; donde una sommossa popolare e lo scacciamento degli ebrei
(56). - 1410. In Turingia (57), sono cacciati gli ebrei per delitti
contro fanciulli cristiani. - 1429. A Rovensbourg (58), Luigi Von
Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre
li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo
viene trovato ed onorato dai cristiani. - 1454. In Castiglia (59),
un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per
questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla
Spagna nel 1459. - 1457. A Torino (60), un giudeo è colto nell’istante
medesimo, in cui sta per iscannare un fanciullo. -1462. Presso Inspruk
(61), il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene immolato il 9
luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue. - 1475. A Trento,
il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi
originali; dai quali apparisce che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio
rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro
e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel
Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania,
Polonia, ecc. ecc. - 1480. A Treviso (62), si commette un delitto
simile al precedente di Trento. - 1480. Assassinio del B. Sebastiano
da Porto Buffole nel Bergamasco. - 1480. A Motta di Venezia (63),
un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. - 1486. A Ratisbona
(64), sei fanciulli vittime degli ebrei. - 1490. A Guardia presso
Toledo (65), un fanciullo crocefisso. - 1494. A Tyrman in Ungheria
(66), un fanciullo rapito e dissanguato. - 1503. A Waltkirch in
Alsazia (67), un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre
agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito
vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo.
- 1505. A Budweys (68), fatto simile. - 1520. A Tyrnau ed a Biring
(69), due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli
ebrei dall’Ungheria. - 1540. A Suppenfeld in Baviera (70), Michele
di quattro anni torturato per tre giorni. - 1547. A Rave in Polonia
(71), il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei. - 1569. A
Witow in Polonia (72), Giovanni di due anni venduto per due marchi
all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri
fatti simili accaduti a Bielko ed altrove. - 1574. A Punia in Lituania
(73), Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino
Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue
vien raccolto in un vaso. - 1590. A Szydlow (74), un fanciullo scomparso,
trovossone il cadavere dissanguato con incisioni e punture. - 1595.
A Gostin (75), un fanciullo venduto agli ebrei per essere dissanguato.
- 1597. Presso Sryalow (76), un fanciullo ucciso. Col suo sangue
gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. - 1650. A
Caaden (77), un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia
Tillich vi è assassinato l’11 marzo. Questo storico annovera altri
fatti simili accaduti a Steyermarck, Karnten, Crain, ecc. - 1655.
A Tunguch in Germania (78), un fanciullo assassinato. - 1669. A
Metz (79), un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi,
è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente
mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di
Metz il 16 giugno 1670. - 1778. Di parecchi fanciulli uccisi dagli
ebrei nel decimottavo secolo fa menzione il Journal historique et
litteraire del 5 gennaio 1778 a pag. 88 e del 15 ottobre del medesimo
anno, a pag. 258. - 1803. Possiamo a buona ragione porre qui in
primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima
volta alla luce il libretto di Teofito o Neofito. Esso vale storicamente
più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre
usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il
sangue cristiano nei loro riti. - 1810. Negli atti del Processo
di Damasco (80), esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese
in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo.
Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata
per raccoglierne il sangue. - 1827. A Varsavia (81), scompare un
bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea. - 1831. A Pietroburgo
(82), un fanciullo assassinato dagli ebrei per iscopo rituale. Così
sentenziarono quattro giudici. - 1839. A Damasco (83), si scopre
alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale
offre diecimila piastre perché si sopisca la cosa. - 1840. A Damasco
il celebre processo sopra l’assassinio del Padre Tommaso da Calangiano
Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo
rituale. Gli ebrei furono convinti e condannati, benché poi graziati
per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani e
livornesi. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, e venne
poi stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. - 1843.
A Rodi, Corfù ed altrove (84) assassinio ebreo di bambini cristiani.
- 1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi,
di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere
fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di
cera. - 1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni
è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente
ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff in Xanten della
Prussia Renana il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann
senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi
assolto, tant'è a dì nostri la potenza dell’oro ebraico! Abbiam
letto gli atti di quel processo, tradotti dalla Verona fedele, e
sfidiamo chiunque li leggerà a non vedervi per entro il fine prestabilito
di salvare ad ogni patto il reo. È un processo che si può definire:
Monumento eterno o d’insipienza giuridica o di corruzione giudaica»!
(85).
OBIEZIONI ALLA TESI DELL’OMICIDIO RITUALE
Ci sono vari libri assai recenti che cercano di ridicolizzare
e confutare l’accusa di omicidio rituale, liquidandola come leggenda
o pura superstizione, come, ad esempio, J. MAIER - P. SCHAFER:
Piccola Enciclopedia dell’Ebraismo, Marietti, Casale Monferrato
1985, alle voci: sangue, omicidio rituale, profanazione delle
ostie. Anche nel Dizionario comparato delle religioni monoteiste:
Ebraismo Cristianesimo, Islam, Piemme, Casale Monferrato 1991,
alla voce sangue si legge: «Benché LA FAVOLA dell’assassinio rituale
sia stata spesso confutata dalla Chiesa, essa è servita più volte
come pretesto per pogrom e persecuzioni» (86). A noi risulta invece
l’esatto contrario, come dalla decretale Etsi Judæos di Innocenzo
III, con i suoi richiami a «pratiche nefande, contra fidem catholicam
detestabilia et inaudita». Oltre al libro di PAUL JOHNSON, Storia
degli Ebrei, Longanesi, Milano 1987 (87), ve n’è uno in particolare
che tratta con una certa serietà ed in dettaglio il problema del
sacrificio rituale riguardo al martirio di San Simonino di Trento,
e che pone obiezioni all’apparenza più serie, non avendo la pretesa,
come gli altri, di liquidare in due righe l’accusa, ridicolizzandola
come se fosse una favola. Intendo parlare di A.ESPOSlTO-D. QUAGLIONI;
I processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990. Sul
quale mi dovrò soffermare a lungo e al quale dovrò rispondere.
«Occasione del processo - vi si trova scritto - fu la scomparsa,
alla vigilia della Pasqua del 1475 [...] del fanciullo Simone,
poi ritrovato cadavere, con numerosi segni di ferite, nel fossato
che, partendo dalla pubblica via [...], attraversava lo scantinato
della casa del maggior esponente della comunità ebraica, ov’era
anche la sinagoga. A denunciare al podestà il ritrovamento del
cadavere furono proprio gli ebrei che nonostante ciò ed in base
alla pubblica voce che li voleva colpevoli del ratto e dell’assassinio
furono rinchiusi in carcere. L’inquisitio fu avviata in un CLIMA
FORTEMENTE VIZIATO DALLE DICERIE POPOLARI. L’omicidio rituale
imputato agli ebrei trentini non era affatto qualcosa di eccezionale,
ma rientrava nella prassi normale di una setta dedita a riti stregoneschi
e satanici. Procedendo [...] soprattutto in forza delle confessioni
degli inquisiti, TUTTE ESTORTE CON LA TORTURA (88) [...] il giudice
decise la condanna degli ebrei di Trento [...]. Un mese dopo,
il 23 luglio, allarmato da quanto accadeva a Trento, a causa di
numerose proteste circa il rispetto della legalità [...] lo stesso
papa Sisto IV nominò un commissario con l’incarico di riferire
sui fatti e sul processo medesimo [...]. Il legato pontificio,
Battista de’ Giudici, [...] giunto a Trento [...] si trovò di
fronte sia al FANATISMO POPOLARE [...] sia all’ostilità del Vescovo
e delle autorità civili [...]. Convintosi dell’innocenza degli
ebrei e della colpevolezza di un facinoroso, troppo frettolosamente
discolpato, [...] il commissario abbandonò Trento e fissò la sede
del proprio tribunale a Rovereto, oppidum della diocesi tridentina
appartenente però al più sicuro territorio della Repubblica Veneta
[...]. Prima ancora di esporre le sue rimostranze sulla condotta
del commissario, (il Vescovo di Trento, ndr) [...] aveva confidato
al fidato Zovenzoni [...] di ritener che la cattiva salute del
commissario, fosse un mero pretesto e che quegli si fosse stabilito
in Rovereto a bella posta, essendo colà un podestà aperto fautore
degli ebrei. Questi (il commissario Battista de’ Giudei, ndr)
dal canto suo, cita a comparire davanti al proprio tribunale il
podestà di Trento, mentre questi, con lo stesso Hinderbach (il
vescovo di Trento) rispose dichiarando nulli i monitoria del commissario
e ACCUSANDOLO DI CORRUZIONE E DI CONDOTTA CONTRARIA ALLE ISTRUZIONI
DEL PONTEFICE [...]. Ogni successiva azione di Trento è [...]
rivolta a ritorcere contro il commissario le accuse che questi,
intanto, veniva formulando contro l’operato dei giudei tridentini
[...] facendolo comparire come FACILE PREDA DEL DENARO DEGLI EBREI.
Il commissario infatti [...] aveva inoltrato a Trento l’istanza
dell’ebreo Jacob de Ripa, che è [...] detto [...] providum et
diseretum virum [...]. Il podestà di Trento era chiamato a rispondere
presso un tribunale [...] in Rovereto, e con lui il Vescovo (di
Trento, ndr) ed il Capitolo. Il 12 di ottobre il segretario del
Vescovo di Trento [...] protesta solennemente in Rovereto, [...]
essere nullius valoris l’istanza prodotta da Jacob de Ripa, poiché
il commissario ha taciuto essere l’istante un ebreo, e gli scelleratissimi
et perfidi judei semper fuerunt atque sunt persecutores et insidiatores
fidei et religionis Christianæ [...]. Di fronte alla palese discordanza
tra le sentenze trentine e le risultanze dell’inchiesta del suo
commissario, IL PONTEFICE (Sisto IV, ndr) DOVETTE NOMINARE UNA
COMMISSIONE DI CARDINALI, incaricata di esaminare la questione
[...]. Il Vescovo (di Trento, ndr) promosse a Roma un vero movimento
di curia a proprio favore, entro il quale si distinse in modo
particolare l’umanista Platina. IL COMMISSARIO apostolico CADDE
ovviamente (non si riesce a capire perché, ndr) IN DISGRAZIA:
allontanato [...] da Roma, prima a Benevento e poi in Linguadoca
[...]. La commissione sistina aveva concluso i suoi lavori (nel
1478, ndr) [...] affermando la correttezza formale del procedimento
che si sarebbe svolto rite et recte. Come si sa un secolo più
tardi la Santa Sede autorizzò il culto locale di Simone (San Simonino),
culto che ufficialmente fu abrogato dopo il Concilio Vaticano
II nel 1965 (tornerò su questo punto alla fine dell’opuscolo,
ndr) (89). Per quanto riguarda le decisioni della commissione
cardinalizia si può aggiungere: «Il giudice rotale accoglieva
in pieno le accuse della parte tridentina, principale delle quali
l'essersi il commissario sostituito indebitamente al giudice naturale,
istruendo un nuovo processo, laddove i suoi compiti avrebbero
dovuto esaurirsi nell'osservare e nel riferire, con particolare
riguardo all’accertamento del martirio e dei miracoli [...] Battista
de’ Giudici era ritenuto colpevole di aver ecceduto nel mandato
non osservandone le disposizioni basilari e [...], di aver agito
scopertamente a favore degli ebrei [...]. L’operato del commissario
era in tal modo [...] dichiarato nullius momenti [...] et multiplieiter
irritum mentre il podestà di Trento era liberato dall’accusa di
aver agito in violazione della legalità [...]. La Bolla pontificia
fu emanata il 20 giugno 1478 [...] in essa [...] si affermava
che i processi tridentini si erano svolti rite et recte, ossia
nel rispetto della legalità» (90).
RISPOSTE
Secondo il libro in questione sostenere la tesi dell'omicidio
rituale «NON È DA UOMINI SANI DI MENTE» (91). Le obiezioni contenute
in questo libro vorrebbero dimostrare «il ridicolo e l’assurdo
della leggenda dell’omicidio rituale» (92). «Ma, anche solo
ad esaminare con occhio distaccato tali obiezioni, viene spontaneo
rilevare come il Papa, che pur in un primo momento si era mostrato
assai scettico sul modo di condurre il processo da parte del
Vescovo di Trento, tanto da inviargli un suo delegato, il commissario
de’ Giudici o.p. per esaminarne l’operato, abbia poi nominato
una commissione cardinalizia per vedere da che parte stesse
la verità, e come tale commissione cardinalizia abbia allontanato
il legato romano ed abbia dato ragione al Vescovo di Trento.
Ma vediamo ora di dare delle risposte più dettagliate alle varie
obiezioni mosse alla tesi dell’omicidio rituale. Un’obiezione
soggiacente al libro in questione è che LA PASSIONE RELIGIOSA,
il fanatismo cattolico medievale è IL FLAGELLO DELLA STORIA.
Essa infatti o acceca o corrompe lo storico che la scrive. La
risposta è facile, le testimonianze di tutti gli storici del
mondo non costituiscono più - se si accetta il principio di
tale obiezione - un titolo valido e bisogna allora dubitare
di tutto ciò che gli storici scrivono. Ma allora la certezza
storica non sussiste più, non vi è più un solo fatto in tutta
la storia umana che possa scappare al naufragio. Infatti «se
la passione religiosa rovina la storia, anche le altre passioni
la rovinano [...]. Ora non esiste uomo al mondo [...] che non
sia colto da una o l’altra di queste tre grandi passioni, vale
a dire: la passione politica, quella di scuola e quella religiosa
[...]. Ma politica, scuola, religione è tutto il campo della
storia [...]. Siete ben sicuri, per esempio, che la battaglia
di Farsalo è stata vinta da Giulio Cesare o anche che è realmente
esistita una battaglia di Farsalo? [...]. Chi può dirci che
degli uomini passionali non si siano fabbricata una battaglia
di Farsalo secondo la propria convenienza [...]. La morte di
Giulio Cesare, ci diranno i nostri scettici, è una pura invenzione
di Antonio e di Ottavio. Vi erano tali e tanti vantaggi per
loro a raccontarcela in tale modo! Cesare invece è caduto colto
da apoplessia ai piedi della statua di Pompeo [...]. La passione
in realtà può ingannare un individuo [...] ma la passione non
può ingannare tutti gli uomini, né fare che tutti gli uomini
si ingannino su un fatto di ordine pubblico; poiché in un campo
così vasto la passione degli uni incontra sempre la passione
contradditoria degli altri [...]. È ciò che permette che vi
sia una verità storica in questo mondo» (93). L’omicidio rituale
si presenta inoltre sotto la copertura e la garanzia di poteri
politici di ogni paese: Filippo Augusto e San Luigi IX in Francia,
S. Enrico e Massimiliano in Germania, S. Ferdinando in Spagna,
Enrico III in Inghilterra, Gregorio XIII e Sisto IV a Roma.
è lecito allora mettere in dubbio la credibilità di tali uomini?
Ecco una seconda obiezione che si trova nel libro di ESPOSITO-QUAGLIONI,
di cui stiamo trattando. Rispondo dunque che innanzi tutto vi
sono tre Santi tra questi uomini; ora noi cattolici siamo tenuti
a credere alla probità di coloro che la Chiesa infallibilmente
mette sugli altari come modello di virtù da imitare per andare
in Cielo. Se costoro avessero mentito non sarebbero dei Santi
ma dei Calunniatori, quindi dei peccatori e dei modelli di vizio,
e sulla strada che conduce all’inferno (absit!). Se però il
nostro lettore non avesse la fede, tale argomento non varrebbe
e, perciò, scendo al livello di ragione naturale. Il problema
dell’esistenza dell’omicidio rituale si fonda sull’AUTORITÀ
(io credo che Giulio Cesare o Napoleone siano esistiti anche
se non li ho mai visti perché vi è un’autorità che me lo dice,
e se tale autorità ha la scienza e l’onestà, posso credere all’esistenza
di questi personaggi in virtù di un’evidenza estrinseca che
è l’autorità di chi me lo insegna). Ora vi sono autorità giuridiche
e autorità scientifiche. Ma prima e più in alto di esse vi è
per noi cattolici un’autorità divinamente assistita che è l’Autorità
della Chiesa di Roma e del Papa (per chi non avesse la fede
darò in seguito argomenti di ordine di ragione naturale).
L’AUTORITÀ DELLA CHIESA
Nessun cattolico può dubitare che ogni volta che interviene
la Chiesa egli deve aderire alle sue sentenze senza esitare.
Ora nel caso dell’omicidio rituale ci si porrà facilmente
la seguente obiezione: è lo stupido oscurantismo del Medioevo
che ha creato tali favole; i lumi dell'epoca moderna hanno
definitivamente liquidato tali leggende dell’ignoranza e del
fanatismo medievale. Ma noi rispondiamo che la Chiesa si è
già espressa su questo problema (si veda, ad esempio la commissione
cardinalizia eretta da Sisto IV); inoltre, essa ha beatificato
le vittime degli omicidi rituali degli ebrei, proponendoli
così al culto dei cattolici assieme agli atti del loro martirio.
«A nessuno, anche profano in studi teologici, può sfuggire
la somma prudenza che traspira da ogni norma dei processi
di beatificazione. La Chiesa procede veramente, come si suol
dire, con i piedi di piombo» (94). Vi è un Ufficio ed un culto
pubblico di San Simone di Trento, martirizzato dagli ebrei.
La Chiesa in questo caso è andata più in là che in tutti gli
altri casi di beatificazioni ordinarie; per San Simonino ha
fatto ciò che fa soltanto per i canonizzati (pur essendo Simonino
solo un beato); lo ha infatti posto nel Martirologio Romano,
al 24 marzo: «Nono Kalendas Aprilis Tridenti passio SANCTI
SIMONI pueri, A JUDEIS SÆVISSIME TRUCIDATI, qui multis postea
miraculis coruscavit». Benedetto XIV ha fatto un riassunto
della storia del martirio del Beato di Trento (chiamato comunemente
Santo, anche se non è stato ancora canonizzato ma soltanto
beatificato) nella Bolla Beatus Andrea del 22 febbraio 1755,
nella quale leggiamo: «L’anno 1483, [...] SIMONE di Trento,
FU MESSO CRUDELMENTE A MORTE DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE;
di questo crimine atroce [...] i giudei misero in opera tutte
le macchinazioni possibili, per sfuggire al castigo meritato
[...]. Sisto IV non poté rifiutare di intervenire per far
sospendere il culto pubblico, che si era già iniziato a dare
al B. Simone. (Questa sospensione momentanea del culto pubblico
non inficia la tesi dell’omicidio rituale; infatti questo
culto pubblico era nato spontaneamente presso i fedeli di
Trento. La procedura regolare non era ancora iniziata e la
S. Sede non era ancora intervenuta ufficialmente. Intervenne
poi sotto Sisto V, ed è soltanto a partire da allora, che
la beatificazione di Simonino conta come giudizio ufficiale
della S. Sede e da allora tutto è restato fuori discussione,
fino al Concilio Vaticano II come vedremo oltre; ndr). FINO
A CHE SI MISE BENE IN PIENA LUCE CHE ERA STATO UCCISO DAI
GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE CRISTIANA [...]. Quando in seguito
l'evidenza su questo fatto e le prove che la stabilivano furono
prodotte, e fu ben dimostrata e la morte e il motivo per il
quale fu inflitta, e fu constatato anche che gli assassini
erano giudei, come risulta dal processo che si conserva attualmente
negli archivi segreti a Castel Sant’Angelo [...]. II papa
Sisto V deliberò nell'anno 1588 un breve di concessione per
la celebrazione della Messa e la recita di un ufficio proprio
in onore del B. Simone, nella città e in tutta la diocesi
di Trento [...]. Tra ciò che Noi (Benedetto XIV, ndr) abbiamo
concesso per il culto del Beato Andrea (martirizzato anche
lui dai giudei, ndr) e ciò che i nostri predecessori hanno
decretato per il culto del Beato Simone, vi è tuttavia questa
differenza , che IL NOME DEL BEATO SIMONE È STATO ISCRITTO,
DIETRO ORDINE DEL PAPA GREGORIO XIII, NEL MARTIROLOGIO ROMANO...».
Vi è stato dunque un giudizio della Chiesa riguardo all'omicidio
rituale di Simonino, che si chiama BEATIFICAZIONE. Questo
giudizio è di ordine inferiore alla Canonizzazione in cui
l’infallibilità del Papa interviene e rende tale atto irreformabile.
Non è questo il caso della Beatificazione. Ma essa resta,
al di sotto della canonizzazione, il decreto più forte e importante
che possa dare la Chiesa [...]. Da che Roma si è riservata
le cause di beatificazione, tali decreti restano IMMUTABILI
DE FACTO, come la canonizzazione lo è di diritto [...]. È
[...] per rendere impossibile ogni disprezzo sul pensiero
della Chiesa che Gregorio XIII ha proceduto, riguardo al martirio
di Trento, ad un atto talmente eccezionale che appare solo
in questo caso nella storia della Chiesa [...] Gregorio XIII
iscrisse il fanciullo di Trento al Martirologio e non sotto
la Voce di Beato ma sotto quella di Santo (passio SANCTI Simonis
pueri) [...]. Da qui a concludere all'equivalenza con un decreto
di canonizzazione sarebbe eccessivo [...]. Dal momento in
cui i Papi indicano che si può procedere alla canonizzazione,
la canonizzazione implicita non segue necessariamente [...].
Ma resta fermo che, al di sotto del decreto infallibile (di
canonizzazione) la testimonianza dei decreti di beatificazione
è [...] la più importante che possa rispondere, in questo
mondo, della verità storica di un fatto; e che l’atto che
esprime tale testimonianza è l’atto della suprema autorità
spirituale della Chiesa. Quindi negare la realtà del fatto
affermato (Simonino ucciso dagli ebrei in odio alla fede,
ndr) non sarà un’eresia, ma un’affermazione TEMERARIA» (95).
Infine, per concludere, un'ultima obiezione, mossa, niente
meno, dal commissario pontificio Battista de’ Giudici o.p.
(che mostra o la sua ignoranza colpevole, essendo un Vescovo
domenicano, o la sua malafede, come apparirà chiaro dalla
nostra risposta). Per il de’ Giudici il martirio doveva essere
un atto cosciente o volontario da parte della vittima; «In
particolare egli negava che i bambini potessero essere martiri
e santi, in quanto, per definizione, essi non possono fare
nessun atto di volontà, quindi non hanno alcun merito proprio
anche se sono uccisi» (96). Anche il lettore che non è sacerdote
e domenicano sa benissimo che la Chiesa ha canonizzato i Santi
Martiri Innocenti, fatti uccidere da Erode in tenera età.
San Bernardo scrive: «Saranno stati martiri agli occhi tuoi,
mio Dio, anche coloro nei quali né l’uomo né l’Angelo hanno
potuto scoprire un merito ma che il singolare favore dalla
tua grazia ha voluto arricchire [...]. Pace agli uomini, anche
a quelli che non hanno ancora l’uso della propria volontà:
ecco il mistero della mia misericordia (dice il Signore)».
Noi, battezzati con l’acqua, dobbiamo rendere gloria a questi
neonati battezzati nel proprio sangue. «I fanciulli che vennero
uccisi in odio alla fede (SS. Innocenti) SI DICONO VERI MARTIRI,
perché in questo caso l’accettazione della volontà fu supplita
da una grazia particolare» (97).
L’AUTORITÀ DELLA S. SCRITTURA E DELL’ARCHEOLOGIA I SACRIFICI
UMANI NELL’ANTICO TESTAMENTO
«La religione legittima in Israele condanna qualsiasi
sacrificio umano (98); sono un’empietà dei Cananei e sono
proibiti con severità. ESSI FURONO PRATICATI (99) NELLA
RELIGIONE POPOLARE contaminata appunto per influsso cananaico
[...]. Severe sono le condanne ripetute frequentemente dai
profeti» (100). Queste documentano L’INFILTRARSI DI RITI
ABOMINEVOLI FRA GLI ADORATORI DI JAHWEH, e quanto essi fossero
estranei al vero spirito della religione ebraica» (101).
Ora non essendo più la religione attuale degli ebrei la
Mosaica, ma la rabbinico-talmudica, contaminata quindi dalla
Càbala spuria egiziano-babilonese, non ci si stupisce che
proprio gli stessi sacrifici umani - che erano praticati
nella religione popolare (102) - si siano infiltrati di
nuovo tra i figli carnali di coloro che adoravano Jahweh,
di cui non conservano più lo spirito che vivifica, mentre
tengono la lettera che uccide. Queste verità vengono confermate,
come scrive mons. Spadafora, dai profeti ispirati; SONO
pertanto DIVINAMENTE RIVELATE. Sentiamo Geremia: «I FIGLI
DI GIUDA HANNO INNALZATO ALTARI A TOPET, AFFINE DI CONSUMARVI
NEL FUOCO I LORO FIGLI E LE LORO FIGLIE».(103) Moloch «è
la divinità cananea Milk [...] alla quale erano offerti
sacrifici umani, come dimostrano le recenti scoperte archeologiche
[...]. Il Vecchio Testamento alla divinità Moloch sempre
congiunge e riferisce i SACRIFICI UMANI IN PARTICOLARE DI
BIMBI (104). ESSI VENIVANO SGOZZATI (105) E QUINDI POSTI
A BRUCIARE SU UNA GRIGLIA».(106) La scienza archelogica
conferma dunque anche oggi ciò che Dio ha rivelato e ciò
che i nostri occhi stenterebbero a credere, se non vi fossero
tante e tali prove che possono essere definite schiaccianti
senza paura di esagerare.
AUTORITÀ GIUDAICHE: IL TALMUD
«Già nella parte più antica del Talmud, detta Mischna,
vi è espressa l'opinione che andare attraverso il fuoco
(107) non accennasse un sacrificio umano, ma soltanto
ad una cerimonia simbolica di purificazione... Solo nel
Talmud posteriore si trova la descrizione di UN SIMULACRO
DEL DIO MOLOCH CHE VENIVA FATTO ARROVENTARE E NELLE CUI
BRACCIA SAREBBERO STATI GETTATI DEI BAMBINI VIVI. (Cfr.
presso KORTLEITNER, De polytheismo; 216 ss)., il materiale
raccolto a questo riguardo» (108). «Moloch [...] (è) il
nome di un idolo a cui gli Ebrei del tempo dei re sacrificavano
vittime umane nella Valle di Hinnon (Geenna) presso Gerusalemme
(109) [...]. È CERTO che NEI PERIODI DI SINCRETISMO religioso,
GLI EBREI USARONO NEL CULTO DI MOLOCH VITTIME UMANE [...]
OFFRENDO, BRUCIANDOLI IN OLOCAUSTO, I PROPRI FIGLI» (110).
LE AUTORITÀ GIURIDICHE
Dopo aver parlato dell’autorità divina della Chiesa
e della S. Scrittura scendiamo ora all’ordine naturale,
che è il dominio di tutti, credenti o meno. In tale
ordine vi sono delle autorità giuridiche e scientifiche.
Vediamo le prime. I re che a causa dell'omicidio rituale
hanno cacciato dai loro regni gli ebrei, hanno proceduto
giuridicamente, altrimenti avrebbero agito da tiranni
che non si curano dei loro soggetti, ed avrebbero veramente
angariato ingiustamente gli ebrei. Se si obietta che
mancano oggi i resoconti dei processi intentati loro
riguardo all’espulsione, rispondo che non è possibile
farli ritornare all'esistenza dal fuoco che li ha distrutti,
o dai terremoti che hanno devastato nel corso della
storia molti archivi in cui si trovavano. (Nel caso
di S. Simone di Trento, invece, il resoconto è ancora
esistente negli archivi segreti vaticani). Va detto
inoltre che non vi sarebbero quasi mai criminali condannati
giuridicamente se tali fossero solo coloro di cui gli
archivi pubblici mantengono il resoconto degli interrogatori.
Dove si trovano ora per esempio, i resoconti degli interrogatori
di Verre, il pretore siciliano difeso da Cicerone? È
vero che possediamo le arringhe del suo avvocato, ma
queste non sono i resoconti formali di un processo;
allora Verre sarebbe il più innocente e il più perseguitato
di tutti gli uomini perché oggi non possediamo gli atti
del suo processo? NO! Per questo si può dire che gli
ebrei sono stati condannati giuridicamente (come e più
di Verre, nel caso di Trento ad esempio), innanzi tutto
perché la storia ce lo testimonia, in quanto i re cristiani
- di cui ho citato i nomi - furono tra i più giusti
che la storia abbia conosciuto e furono canonizzati
dalla Chiesa. Se questi fossero stati ingiusti procedendo
non giuridicamente contro gli ebrei, la Chiesa offrirebbe
all’imitazione dei fedeli modelli che non porterebbero
in cielo ma all’inferno, perché ingiusti e falsi; ma
noi cattolici sappiamo che la Chiesa nel canonizzare
è infallibile, cioè che è infallibilmente vero che l’imitazione
degli esempi di tali Santi porta sicuramente in paradiso!
Inoltre gli atti del processo di Trento erano conservati
ancora sotto il pontificato di Benedetto XIV negli archivi
di Castel Sant’Angelo e prima che le truppe piemontesi
entrassero a Roma, furono trasferiti nella biblioteca
vaticana (La Civiltà Cattolica li ha pubblicati per
esteso negli anni 1881 e 1882), per ordine di Pio IX
e, col permesso di Leone XIII, possono essere esaminati
dagli studiosi.
LE AUTORITÀ SCIENTIFICHE
La storia è una scienza, cioè una cognitio certa,
che offre la certezza dell'esistenza del fatto storico,
certezza estrinseca o di credibilità, fondata sulla
credibilità intrinseca del testimone. Si ha quindi
una certezza morale dell'esistenza del fatto storico
(qui dell’omicidio rituale). In Storia, le autorità
sono gli uomini di scienza storica, di probità storica
e di discernimento storico. E per quanto riguarda
l’omicidio rituale tali autorità sono i Papi e i Bollandisti.
I PAPI E LA LORO SCIENZA STORICA
Ritengo che non sia necessario insegnare a nessuno
che i Papi sono sempre stati stimati tra gli uomini
più sapienti della loro epoca; qui presento, a fedeli
e non, l’autorità della loro SCIENZA UMANA e non
parlo dell’assistenza dello Spirito Santo che li
rende infallibili. Ora ciò che i Papi conoscono
meglio, dopo la teologia e il diritto canonico,
è la storia dell’umanità, che coincide in gran parte
con quella sacra e con quella della Chiesa.
La loro probità storica
Normalmente (salvo qualche rara eccezione, che conferma
la regola) la figura del Papa si presenta nella
storia con un riflesso di onestà che dovrebbe contraddistinguere
ogni ministro di Dio.
Il loro discernimento storico
Parlo di discernimento, infatti la prudenza dei
Papi è proverbiale; immaginiamoci allora con quale
maturità e ponderazione i romani Pontefici dovettero
trattare una materia così delicata come quella che
stiamo esaminando.
I BOLLANDISTI E LA LORO SCIENZA STORICA
Dopo i Papi, i Bollandisti sono i più esperti
conoscitori di tale materia storica. Il loro nome
deriva da Jean Bolland che «[... ] s'era guadagnato
per reputazione di brillante professore e le sue
conoscenze dell’antichità giustificavano la scelta
dei superiori» (111). La loro probità storica Il
carattere di Bolland è al di sopra di ogni attacco;
il primo che lo criticò fu Voltaire, il meno serio
di tutti gli uomini, il cui motto era: «calunnia,
calunnia qualche cosa resterà».
Il loro discernimento storico
Se ci fosse un rimprovero da muovere ai Bollandisti,
sarebbe piuttosto di aver difeso ad oltranza i diritti
della Storia. Senza aver nulla in comune con la
scuola scettica, i Bollandisti hanno spinto - nell’esame
delle testimonianze - la severità al massimo; se
peccato c’è stato (riguardo soprattutto ai neo-Bollandisti)
c'è stato per eccesso di severità e di critica storica
e non per difetto o credulità; in breve i Bollandisti
non raccontano favole ma sono storici seri. Ora
tale estrema severità, non ha impedito loro di scrivere
più volte sull’omicidio rituale (112).
IL RACCONTO DEL MARTIRIO
«Nelle loro confessioni [...] tutti i nove principali
imputati fornirono una versione più o meno concorde
degli scopi e del rituale dell'omicidio in vilipendium
christianæ fidei, condotto il bambino ancora vivo
nella camera che precede la sinagoga [...]. Samuele
avrebbe legato un fazzoletto intorno al collo
del piccolo, che il vecchio Mosè, seduto in uno
scanno, teneva sulle ginocchia, perché non si
udissero i lamenti. Quindi Mosè con una tenaglia
di ferro avrebbe inciso la mascella destra di
Simone, seguito da Samuele e Tobia che intanto,
alternandosi con Mohar, avrebbero raccolto il
sangue in una scodella. Tutti i presenti avrebbero
poi punto il bambino in tutto il corpo con aghi
a pomello, recitando maledizioni all’indirizzo
dei cristiani. Sempre con la stessa tenaglia sarebbe
stata poi incisa la tibia destra, mentre con un
coltello il vecchio Mosè avrebbe praticato al
bambino una sorta di circoncisione. Simone è stato
dunque tenuto, iam quasi semi mortuum, eretto
sullo scanno con le braccia tese in forma crucifixi,
mentre tutti gli intervenuti avrebbero ripreso
a pungerlo con gli aghi per tutto il corpo, ripetendo
le maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Il
bimbo sarebbe morto proprio in questi frangenti,
dopo essere stato tormentato per circa mezz’ora.
Tutti gli inquisiti risultano anche bene informati
sulle finalità pratiche del rito omicida [...].
Samuele risponde che nel lontanissimo passato,
prima che la fede cristiana divenisse tanto potente,
i più saggi tra gli ebrei della regione di Babilonia,
stabilirono che il sangue di un bambino cristiano
ita interfectus sarebbe stato di gran giovamento
alla salute delle anime dei giudei, ma alla condizione
che [...] interficentur ea forma qua fuit interfectus
Jesus» (113). Per avere maggiori dettagli si può
consultare lo stesso volume da pag. 109 a 454,
che riporta gli atti del processo, oppure La Civiltà
Cattolica (114).
I FRANCESCANI OSSERVANTI E «LA CAMPAGNA DI
ODIO ANTIEBRAICO»
«A Trento [...] non c’era bisogno delle prediche
di Bernardino da Feltre per dar vita al sospetto
di omicidio rituale, come vuole una tradizione,
oggi peraltro discussa. Abbia o meno Bernardino
profetizzata la triste vicenda della Pasqua
del 1475 (l’uccisione di S. Simonino; ndr) [...].
Certo è che il CASO TRENTINO DEVE ESSERE MESSO
IN RELAZIONE CON LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO
PROMOSSA SUL SECONDO QUATTROCENTO SOPRATTUTTO
DAI FRANCESCANI OSSERVANTI, contestualmente
alla polemica contro il prestito usuraio ed
in favore dei Monti di Pietà. La lotta contro
le usure diviene anzi tutt’uno con la polemica
contro gli ebrei, e il Monte di Pietà l’espediente
per sovvenire i poveri [...] e così «evitare
la rabiosa voragine de le usure et rabiosa perfidia
et dura cervice de’ Iudii, usurpatori delle
substantie et SUCCATORI DEL SANGUE de li cristiani».
È quanto si legge, ad esempio, nel proemio degli
statuti del Monte Pio di Rieti, dettati dallo
stesso Bernardino da Feltre nel 1489, dove il
riferimento all’uso del SANGUE CRISTIANO e quindi
all’omicidio rituale non è soltanto un’allusione
retorica, ma l’affermazione di una pratica abituale
associata all'esercizio dell’usura. Il nesso
tra usura e omicidio rituale era del resto già
presente [...] nella Storia di Simone di Giovanni
Mattia Tiberino, uno dei medici che avevano
eseguito la perizia sul cadavere del bambino.
Anche Brescia, città di provenienza del Tiberino
[...] aveva visto il violento intervento dei
predicatori francescani, che negli anni 1440
prima, con la presenza di Bernardino da Siena,
e quindi, negli anni 1460, di Giacomo della
Marca e Michele Carcano; predicazione che, dopo
i fatti di Trento, porterà all'espulsione degli
ebrei dalla città» (115). Ma vediamo un po’
chi fossero questi terribili predicatori francescani
fomentatori di una «campagna di odio antiebraico»
ed operatori di «interventi violenti». Il primo
è il BEATO BERNARDINO DA FELTRE. Nato a Feltre
nel 1439, fu battezzato col nome di Martino
ed assunse quello di Bernardino in onore di
S. Bernardino da Siena, di cui rinnovò la prodigiosa
attività di predicatore e di Santo, entrando
il 14 maggio 1456 a Padova, tra i Frati Minori
Osservanti della provincia veneta. «Fanciullo
di ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi
progressi negli studi umani-stici, tanto che
a 11 anni leggeva e parlava il latino con facilità
[...]. Studente di diritto a Padova, era ammirato
da tutti per la serietà della condotta e l’intelligenza
[...]. Quando predicò nella città il francescano
S. Giacomo della Marca, discepolo di S. Bernardino
da Siena, la sua parola finì per convincerlo
e Bernardino prese l’abito dei frati minori
[...]. Dal 1469 (anno in cui fu nominato predicatore,
ndr) fino alla morte, non cessò di predicare
e percorse tutta l’Italia centro-settentrionale
[...]. Molte volte a piedi scalzi, trovandosi
spesso in frangenti difficili per le avverse
condizioni atmosferiche [...] l'espulsione da
parte dei principi, l’ODIO DEGLI USURAI E DEGLI
EBREI [...]. Le sue prediche attiravano uditori
senza numero e se lo contendevano le città più
illustri [...]. Promotore dei Monti di Pietà
[...], nonostante la forte opposizione della
maggior parte dei suoi confratelli, sostenne,
da esperto giurista, che era lecito esigere
il pagamento di un modesto interesse sul mutuo,
necessario al funzionamento della organizzazione
bancaria. Contro l’usura fu inflessibile. Una
grave lotta sostenne a Trento quando nel 1476
ACCUSÒ GLI EBREI DI STROZZINAGGIO e al fondo
della sua drammatica cacciata da Firenze [...]
ci fu il risentimento della Signoria contro
quel frate [...] che aveva denunziato le angherie
fatte alla povera gente da prestatori senza
coscienza [...] Bernardino incontrò sereno la
morte a Pavia il 28 settembre 1494 [...]. Venerato
subito dal popolo, il suo culto fu confermato
nel 1654 per l’Ordine francescano e le diocesi
di Feltre e di Pavia. I Minori ne celebrano
la festa il 28 settembre» (116). «L’implacabile
lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli
usurai, specialmente ebrei, [...] gli valse
lo sdegno di alcuni di questi, e perfino ATTENTATI
ALLA VITA...» (117). Cerchiamo di vedere in
dettaglio la profezia che il Beato fece, del
martirio di S. Simonimo. «Nell’anno 1475, Bernardino
predicò la Quaresima a Trento; fu allora che
cominciò a predicare contro i giudei, dei quali
non cessò fino alla morte di denunciare le perfidie
ed i crimini [...]. Rimproverò agli abitanti
di Trento di essere troppo familiari con loro
[...]. SI ATTIRò così LA MALEVOLENZA DI ALCUNI
CRISTIANI, CHE PRETENDEVANO CHE BERNARDINO AVESSE
TORTO AD ATTACCARE DELLE PERSONE CHE, SALVO
LA FEDE, ERANO PERBENE. «Voi non sapete» rispose
l’uomo di Dio, «quale crimine stanno preparando
contro di voi questi pretesi uomini perbene.
Ma Pasqua non passerà senza che i giudei vi
diano un segno della loro bontà». «Venne così
il martirio della Settimana Santa, e mentre
i cristiani si preparavano a celebrare i misteri
della Passione del Salvatore, i giudei complottavano
di immolare un fanciullo cristiano e di bere
il suo sangue durante le loro infami cerimonie
degli azzimi [...] un certo Tommaso rubò un
bambino di 2 anni e 5 mesi, chiamato Simone,
[...]. E durante la notte questa vittima innocente
fu immolata dal furore dei giudei...» (118).
A Crema Bernardino predicava così: «Non BISOGNA
NUOCERE LORO in nulla, né in quanto alle loro
persone, né nei loro beni. La GIUSTIZIA E LA
CARITÀ CRISTIANE DEVONO ESERCITARSI ANCHE RIGUARDO
DEI GIUDEI, poiché hanno la nostra stessa natura
[...]. MA non è men vero che LE LEGGI CANONICHE
PROIBISCONO ESPLICITAMENTE DI FREQUENTARLI TROPPO
ASSIDUAMENTE e familiarmente; di SCEGLIERLI
COME MEDICI... (ricordo come S. Bernardino raccontasse
sovente che un medico e ebreo ad Avignone si
vantava sul suo letto di morte di aver ucciso,
invece di guarirli, più di duemila malati cristiani...).
Di assistere alle loro feste [...]. Gli usurai
ebrei passano ogni misura; strozzano i poveri
e s’ingrassano della loro sostanza» (119). Ora,
come può un Beato che ha operato tanti miracoli
e che ha condotto una vita sì santa essere fomentatore
di «ODIO anti-eantiebraico»? Ho riportato le
sue stesse parole in cui afferma che bisogna
usare anche verso i giudei la CARITÀ cristiana
e che non è lecito far loro del male; però il
Beato raccomanda la prudenza nel trattare con
i giudei in quanto essi sono i persecutori di
Cristo e dei cristiani: «Sinagoghe judeorum
fontes persecutionum», diceva già Tertulliano.
Perciò né odio, come dicono gli autori del libro
sui Processi di Trento; né tantomeno filogiudaismo
o falsa carità o meglio ancora sentimentalismo
filantropico nei confronti del popolo deicida.
«Siate semplici come colombe, e prudenti come
serpenti» ci ha detto Nostro Signore Gesù Cristo,
la Sapienza Incarnata. Per quanto riguarda gli
altri «fomentatori di ODIO antiebraico», ebbene
essi sono SAN GIACOMO DELLA MARCA e SAN BERNARDINO
DA SIENA; non occorre che scriva delle loro
gesta; basta il pronunciamento infallibile ed
irreformabile della Chiesa che li ha canonizzati.
Ora è impossibile che un canonizzato sia un
fomentatore di odio, che è uno dei peccati più
gravi che ripugnano e contraddicono alla Santità
vera!
SAN SIMONINO NON È PIÙ BEATO,
IL VATICANO II È ARRIVATO!
SHALOM, mensile ebraico d’informazione,
al n. 5 del maggio 1991 pag. 35, alla rubrica
PREGIUDIZIO, intitola: «Questo Beato è da
cancellare». Si riferisce proprio a S. Simonino
e dice: «Si trattava dell'omicidio rituale
e precisamente di quello che sarebbe stato
perpetrato nel 1475 da ebrei di Trento su
un bambino che nel 1589 venne beatificato
da Papa Sisto V con il nome di Simonino. Il
culto del Beato [...] è continuato fino a
non molti anni fa. È merito di Gemma Volli
(ebrea; ndr) se l’Arcivescovo di Trento, Alessandro
M. Gottardi, nel novembre 1963 ordinò di bruciare
tutte le copie di un libretto antiebraico
che veniva venduto in chiesa [...] e nel 1964
fece chiudere la cappella dedicata al B. Simonino
[...] In seguito l’arcivescovo proibì la decennale
processione ed infine il 4 maggio 1965 la
Sacra Congregazione dei Riti aboliva il culto
del Beato Simonino». «La decisione - commenta
la BIBLIOTECA SANCTORUM - è stata accolta
con soddisfazione anche dal mondo israelita,
che vede così cadere una secolare INGIUSTA
accusa a suo carico e un argomento che aveva
tanto peso nell’accreditare la LEGGENDA dell'omicidio
rituale» (120).
SOLUZIONE
«ROMA DELENDA EST», «QUESTO BEATO È DA
CANCELLARE». Nell’articolo sul Deicidio,
si è visto come Jules Isaac, ai tempi del
Concilio, abbia chiesto o meglio, comandato
ed ottenuto, la modifica delle preghiere
liturgiche riguardanti gli ebrei [...].
L’affermazione che i giudei non sono affatto
responsabili della morte di Cristo [...]
(come) l’origine dello schema conciliare
(Nostra Ætate) fosse dovuto ad una domanda
di Jules Isaac al Vaticano. Ora invece vediamo
come un'altra ebrea Gemma Volli abbia ordinato
ed ottenuto la cancellazione di un processo
di beatificazione, durante il Concilio Vaticano
II. Ma se solo «la canonizzazione è un atto
definitivo, solenne col quale il Papa con
la pienezza dei suoi poteri e con l’infallibilità
di cui è investito, dichiara che il Beato
è in Paradiso ed impone ai cristiani di
venerarlo come Santo» mentre «la beatificazione
è (soltanto) un atto preparatorio, con cui
si permette il culto pubblico [...] di qualche
servo di Dio sotto il titolo di Beato [...].
Le sentenze di beatificazione non sono definitive,
infallibili, irrevocabili [...] È PERO SEMPRE
TEMERARIO SOSTENERE IN UN DATO CASO CHE
LA CHIESA ABBIA REALMENTE, IN UN TAL GIUDIZIO,
ERRATO» (121). Ora mi sembra lecito di poter
concludere che la nuova religione del Vaticano
II ha affermato TEMERARIAMENTE che la Chiesa
di Roma ha errato realmente nel giudizio
di beatificazione di S. Simonino di Trento.
Ebbene questa cancellazione è un’altra tappa
nella via del cedimento, dell’abbandono
e della capitolazione da parte cristiana
e un’avanzamento del processo di infiltrazione
e di penetrazione fino al vertice della
Chiesa della Càbala giudaica. Ma Nostro
Signore ci ha promesso «PORTÆ INFERI NON
PRÆVALEBUNT ADVERSUM EAM»; umanamente parlando
assistiamo allo scacco e alla sconfitta
(come il Venerdì Santo contempliamo la morte
e l’umiliazione dell’umanità di Nostro Signore
Gesù Cristo), ma coll’occhio della fede
crediamo nella vittoria gloriosa (come la
Domenica di Pasqua contempliamo la Risurrezione
di Nostro Signore Gesù Cristo): «Regnavit
a ligno Deus»; «Surrexit vere, Alleluja!»
N O T E
(1) Cfr. La morale giudaica, in La
Civiltà Cattolica, serie XV, vol. V,
fase. 1022, 10 gennaio 1893, pag. 147.
(2) Cfr. D. ALIGHIERI, Divina Commedia,
Paradiso, V, vv. 80 - 81.
(3) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag.
146.
(4) Ibid., pag. 147.
(5) Ibid., pagg. 148-149.
(6) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna,
fol. 114, Ed. d’Amsterdam 1645, e Trattato
Barakouth fol. 88; MAIMONIDE, Trattato
dell’Omicidio, cap. II, art. 2; Cfr.
PRANAITIS, Christianus in Talmude Judeorum,
Parte 1a, cap. II, pagg. 54-61, Petropoli.
(7) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag.
150.
(8) Cfr. MAIMONIDE, Hilkhtoh Akum,
X, 6; P. OREGLIA, op. cit., pag. 159.
(9) Cfr. Cit. in La Stampa, del 17
novembre 1991.
(10) Cfr. Sanhedrin 586, cit. in PRANAITIS,
op. cit., part. 2, pagg. 76-77.
(11) Cfr. Abhodah Zarah, 54a, Baba
Metsigna, cap. V, par. 6 pag. 14, cit.
in PRANAITIS, op. cit., parte 2a pagg.
96-l00; La frode Babha Kama, 113b.
(12) Cfr. Babha Kama, 113b.
(13) Cfr. Babha Bathra, 54b.
(14) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna,
fol. 111 op. cit., pag. 151.
(15) Cfr. Talmud, tom. 3, lib. 2, cap.
IV, art. 5, pag. 279.
(16) Cfr. SEPHER MITZVOT, fol. 85,
c. 2, 3, cit. in La Civiltà Cattolica,
pagg. 156-157.
(17) Cfr. Sepher Or Israel, 177b.
(18) Ibid., pag. 160.
(19) Cfr. cit. in A. SAVINE, Le mystère
du sang chez les juifs de tous les temps,
Parigi 1890, pagg. 251-365.
(20) Cfr. A. MONNIOT, Le crime rituel
chez les juifs, Ed. Tequi, Parigi 1914,
pagg. 73-136.
(21) Cfr. L. FERRARO, El ultimo protocolo,
Ed. A. A. Cultural, Madrid 1986, pagg.
37-76.
(22) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant
l’Eglise et l'histoire, Parigi 1891,
Ed. Arthur Savaete, pagg. 227-228.
(23) Cfr. La morale giudaica e il mistero
del sangue, in La Civiltà Cattolica,
serie XV, vol. V, fasc. 102, 12 gennaio
1893, pag. 269.
(24) Ibid., pagg. 270-272.
(25) Ibid., pag. 323, 6a ed. di Torino,
Tip. Borri, 1874.
(26) Cfr. La Civiltà Cattolica serie
II, vol. VIII, pag. 230 e ss.
(27) Cfr. La Civiltà Cattolica, pagg.
273-276.
(28) Ibid, pag. 278.
(29) Ibid., pag. 280.
(30) Cfr. Monumenta historica Germania
Scriptorum, vol. VI, pag. 500.
(31) Cfr. BOLLANDISTI, vol. III di
marzo, 588; e Monumenta ibid.
(32) Cfr. Monumenta ibid.
(33) Cfr. BOLLANDISTI ibid; pag. 591.
(34) Cfr. Parigi all’anno 1881, n.
15, e BOLLANDISTI 25 marzo, pag. 589.
(35) Cfr. Blanca Hispania illustrata,
Tomo III, pag. 657.
(36) Cfr. RICHIERI Acta Senonensia
Monum., XXV, pag. 324 ed altrove.
(37) Cfr. BARONIO n. 42 sopra quell’anno.
(38) Cfr. GIOVANNI DA LENT, De Pseudo
Messiis, pag. 33.
(39) Cfr. BOLLANDISTI vol. VI di luglio,
pag. 494.
(40) Cfr. LAURENT, Les affaires de
Syrie, tom. II, pag. 326. Ed. di Parigi
1846.
(41) Cfr. CLUVERIO EPITOME Hist. pag.
541.
(42) Cfr. ANNAL. COLMAR, Monum. XVII,
191.
(43) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile
1838.
(44) Cfr. BARONIO, n. 61. Acta Colmar.
Monument. XVII, 210.
(45) Cfr. Radeurs Bavaria sanecta Tomo
II, pag. 331. Monum. XVII, 415.
(46) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile
697. Monum. XVII, 77. BARONIO 1287 n.
18.
(47) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II, di
aprile.
(48) Cfr. Ann. Colm., II, 30.
(49) Cfr. Monum., XI, 658.
(50) Cfr. Ann. Colm., II, 32.
(51) Cfr. Ann. Colm., II, 39.
(52) Cfr. BARONIO, 64.
(53) Cfr. RADERO 351.
(54) Cfr. Storia del B. Alberto di
Simone Habiki, presso i BOLLANDISTI,
vol. II di aprile.
(55) Cfr. Question Juive, pagg. 59-60.
(56) Ibid.
(57) Cfr. BARONIO, 31.
(58) Cfr. BARONIO, 31; BOLLANDISTI,
vol. III di aprile 978.
(59) Cfr. S. HABIKI, op. cit.
(60) Ibid.
(61) Cfr. Bolland. 3 vol. di luglio
462.
(62) Cfr. BARONIO pag. 569.
(63) Cfr. Bolland. vol. 2 di aprile.
(64) Cfr. RADERO 3, 174.
(65) Cfr. Bolland. 1 aprile 3.
(66) Cfr. Bolland. 2 aprile 838.
(67) Cfr. Bolland. vol. 2 d’aprile
830.
(68) Cfr. Efele Scriptores, l. 138.
(69) Cfr. Bolland. vol. 2 aprile 839.
(70) Cfr. RADERO 2, 231; 3, 179.
(71) Cfr. S. HABIKI, op. cit.
(72) Ibid.
(73) Ibid.
(74) Ibid.
(75) Ibid.
(76) Ibid.
(77) Cfr. TENZEL, gennaio 1694.
(78) Cfr. TENZEL, giugno 1693.
(79) Cfr. Processo Parigi 1670, FELLER,
giornale 1788, 2, 428.
(80) Cfr. LAURANT; Affaires de Syrie,
op. cit.
(81) Cfr. CHIARINI, Teoria del Giudaismo,
vol. I, pag. 355.
(82) Cfr. Amblagen der Suden, Leipsig,
1864.
(83) Cfr. Processo di Damasco, cit.
in LAURENT, op. cit., pag. 301.
(84) Cfr. L’Egitto sotto Mehemed Ali
di Hamont, Parigi 1843.
(85) Cfr. La Civiltà Cattolica, 23
gennaio. 1893, pagg. 281-286.
(86) Ibid. pag. 529.
(87) Ibid. pagg. 233-36.
(88) Per quanto riguarda la liceità
della TORTURA leggasi: P. PALAZZINI,
Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano,
1954, vol. XII, col. 342-343. «La liceità
o meno della tortura si può presentare
sotto due aspetti: quello dell’applicazione
della tortura come pena, l’altro come
mezzo di indagine. Non si può dubitare
della liceità della tortura; come pena
afflittiva supposta la liceità della
pena di morte [...]. La questione della
liceità dell’applicazione della tortura
come mezzo di indagine giudiziaria,
su individui già indiziati più o meno
gravemente, allo scopo di carpirne la
confessione giudiziaria, ha avuto soluzioni
diverse. Per alcuni, [...] il bene comune
può esigere che l’imputato venga sottoposto
anche a mezzi costrittivi, quali la
tortura [...]. Lo svantaggio di non
riuscire a scoprire l’autore di un determinato
delitto provocherebbe a volte danni
ben maggiori alla società di quanti
non ne possano venire dalla violazione
della libertà nell'esigere e volere
la manifestazione di un determinato
individuo (J. DE LUGO, De iustitia et
iure, disp. XXXVII, Ed. Fournialis,
VII, Parigi, 1869, pag. 724). Tuttavia
è fuor di dubbio, che anche in tal corrente
di pensiero, per essere lecita la tortura
deve essere contenuta entro limiti ben
definiti [...] (cfr. S. ALFONSO M. DÉ
LIGUORI, Th. mortuum, IV, cap. III a
3, n. 202, II)». Vi è stato inoltre
il pronunciamento del Magistero pontificio
che rendeva lecito l’uso della tortura
(cfr. INNOCENZO IV, Bolla Ad extirpanda,
15. 5. 1252; CLEMENTE IV, Bolla Ne Inquisitionis,
13.1.1266 - CLEMENTE V, Decretali del
Concilio di Vienna - URBANO IV, Bolla
Ut negotium, 1262). Ed infine la pratica
della Chiesa, che per secoli e secoli
si è valsa della tortura come mezzo
di indagine giudiziaria.
(89) Cfr. ESPOSITO - QUAGLIONI, op.
cit., pagg. 12-32.
(90) Cfr. D. QUAGLIONI, Introduz. a:
BATTISTA DE’ GIUDICI, Apologia judeorum
invectiva contra Platinam, RR inedita,
Roma 1987, pagg. 34-35.
(91) Cfr. Op. cit. pag. 49.
(92) Ibid. pag. 50.
(93) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant
l'Eglise et l‘histoire, Savahete editeur,
Paris 1898, pagg. 230-232.
(94) Cfr. PARENTE-PIOLANTI-GAROFALO,
Dizionario di Teologia dommatica, Ed.
Studium, Roma 1957, 4a ed., pag. 49.
(95) Cfr. P. CONSTANT, op. cit., pagg.
241-246.
(96) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI,
op. cit., pag. 75.
(97) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario
di Teologia morale, Ed. Studium, Roma
1968, 3 ed., voce martirio, pag. 962,
vol. II.
(98) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; Deut.
12. 31; 18. 9 ss. e spesso nei profeti.
(99) Cfr. I Reg. 16, 34; II Reg. 16,
3; 21, 6.
(100) Cfr. Mi. 6, 7, Ier. 7, 31; 19,
5; 32, 35; Ez. 16, 20 ss.
(101) Cfr. F. SPADAFORA, Dizionario
biblico, Ed. Studium, Roma 1963, 3a
ed., voce sacrificio, pag. 536.
(102) Cfr. E. SPADAFORA, op. cit.,
(103) Cfr. GER., 7, 31.
(104) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; I
Reg. 11, 7, Ier. 32, 35, ecc.
(105) Cfr. Bz. 16, 21.
(106) Cfr. F. SPADAFORA, op. cit. voce
moloch, pag. 419.
(107) Cfr. 4 Re 16, 3,17,17.
(108) Cfr. I. SCHUSTER - G.B. HOLZAMMER,
Manuale di storia biblica; il Vecchio
Testamento, SEI, Torino 1951, pag. 794.
(109) Cfr. II-IV Re, XXIII, 10; Ger.
XXXII, 35.
(110) Cfr. G. RICCIOTTI, Enciclopedia
italiana Treccani, Roma 1951, vol. XXIII,
voce Moloch, pag. 587.
(111) Cfr. Enciclopedia Italiana Treccani,
vol. VII, voce BOLLANDISTI.
(112) Per quanto riguarda il martirio
di Simonino cfr. BOLLANDISTI, vol. X
degli Atti dei Santi, Tomo 3, 24 marzo.
(113) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI,
Processi contro gli ebrei di Trento,
Cedam, Padova 1990, pagg. 71-72.
(114) Cfr. serie XI, vol.VIII, fasc.
752, (8 ott. 1881) - fasc. 753 (29 ott.
1881) - fasc. 754 (12 nov. 1881) - fasc.
755 (26 nov. 1881) - fasc. 756 (10 dic.
1881); Vol. IX, fasc. 757 (31 dic. 1881)
- fasc. 758 (14 genn. 1882) - fasc.
759 (28 genn. 188") - fasc. 760 (11
febbr. 1882) - fasc. 761 (25 febbr.
1882); Vol. X, fasc. 761 (8 apr. 1882)
- fasc. 763 (24 mar. 1882) - fasc. 766
(13 mag. 1882) - fasc. 767 (27 mag.
1882) - fasc. 768 (10 giu. 1882).
(115) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI,
op. cit., pagg. 61-63.
(116) Cfr. G. SABBATELLI Biblioteca
Sanctorum, Città Nuova Ed., Roma 1962,
vol. II, pagg. 1289-1293.
(117) Cfr. F. CASOLINI, Enciclopedia
Cattolica, Città del Vaticano 1949,
vol. II pag. 1406.
(118) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, Le palmier
séraphique, Bar-le-Duc edit., s. l.
1873, vol. IX, pagg. 515-16.
(119) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, op. cit.,
Pagg. 518, 522-524.
(120) Cfr. I. ROGGER, Biblioteca Sanctorum,
Ed. Città Nuova Roma 1968, pag. 1187.
(121) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario
di Teologia morale, Ed. Studium, Roma
1968, vol. I, pag. 188.
CRONOLOGIA STORIOGRAFICA
- Anno 1071. A Blois, un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il
Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. -
1114. A Norwich in Inghilterra, Guglielmo, fanciullo di dodici anni,
è attirato in una casa ebrea, fu crocifisso in mezzo a mille oltraggi
il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce,
venne ferito al fianco. -
1160. A Glocester, gli ebrei crocifiggono un bambino. -
1179. A Parigi, il fanciullo Riccardo viene sacrificato nel Castello
di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi. -
1181. A Parigi, San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso
le feste di Pasqua. -
1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per
cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza, accade lo stesso a Domenico
del Val. -
1236. Presso Hagenau, tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli
ebrei in odio a Gesù Cristo. -
1244. A Londra, un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei;
oggi si venera nella Chiesa di S. Paolo. -
1250. In Aragona, un fanciullo di sette anni viene crocefisso nel periodo
della Pasqua ebraica. -
1255. A Lincoln, Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino
al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra,
e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di
N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora
che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi
per circonciderli, per flagellarli e per coprire il loro capo di spine.
-
1257. A Londra, un altro fanciullo cristiano immolato dai giudei. -
1260. A Wessemburg, un fanciullo ucciso dagli ebrei. -
1261. A Pfortzeim Bade, una bambina settenne strozzata poi dissanguata
ed annegata. -
1283. A Magonza, un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da
questi UCCISO. -
1285. A Monaco, un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve
di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano
rifugiati. -
1286. A Oberwesel sul Reno, Wernher quattordicenne martirizzato per
tre giorni con ripetute incisioni. -
1287. A Berna, Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. -
1292. A Colmar, un fanciullo ucciso come sopra. -
1293. A Crems, un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori
sono puniti, gli altri si salvano corrompendo le autorità con l'oro. -
1294. A Berna, un altro fanciullo svenato dai giudei. -
1302. A Remken, lo stesso. -
1303. A Weissensee di Turingia, Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato,
dissanguato con incisioni alle vene. -
1345. A Monaco, il Beato Enrico crudelmente ucciso. -
1401. A Diessenhofen di Wurtemberg, un fanciullo di quattro anni comprato
per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Nel processo fatto per codesto
assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei
hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato
doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano
di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla
in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi.-
1410. In Turingia, sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli
cristiani. -
1429. A Rovensbourg, Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato
dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il
suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani. -
1454. In Castiglia, un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto
per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati
dalla Spagna nel 1459. -
1457. A Torino, un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta
per scannare un fanciullo.- 1462. Presso Inspruk, il Beato fanciullo Andrea
nato a Rinn, viene dissanguato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono
il sangue. -
1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono
i processi originali; dai quali affiora che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio
rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e
dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo,
nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc.
ecc. -
1480. A Treviso, si commette un delitto simile al precedente di Trento.
-
1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco.
-
1480. A Motta di Venezia, un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo.
-
1486. A Ratisbona, sei fanciulli vittime degli ebrei. -
1490. A Guardia presso Toledo, un fanciullo crocefisso. -
1494. A Tyrman in Ungheria, un fanciullo rapito e dissanguato. -
1503. A Waltkirch in Alsazia, un fanciullo di quattro anni, venduto
da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito
vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo.
-
1505. A Budweys, fatto simile. -
1520. A Tyrnau ed a Biring, due fanciulli dissanguati. Perciò furono
allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria. -
1540. A Suppenfeld in Baviera , Michele di quattro anni torturato per
tre giorni. -
1547. A Rave in Polonia, il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei.
-
1569. A Witow in Polonia, Giovanni di due anni venduto per due marchi
all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti
simili accaduti a Bielko ed altrove. -
1574. A Punia in Lituania, Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo
Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo
sangue vien raccolto in un vaso. -
1590. A Szydlow, un fanciullo scompare. Dopo alcuni giorni, viene ritrovato
il cadavere dissanguato con incisioni e punture. -
1595. A Gostin, un fanciullo è venduto agli ebrei per essere dissanguato.
-
1597. Presso Sryalow, un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei
aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. -
1650. A Caaden, un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia
Tillich vi è assassinato l’11 marzo. -
1655. A Tunguch in Germania, un fanciullo assassinato. -
1669. A Metz, un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi,
è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato.
Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno
1670. -
1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data
1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di
Teofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare
che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei
osservanti) il sangue cristiano nei loro riti. -
1810. Negli atti del Processo di Damasco, esiste una lettera di John
Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana
scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di
averla scannata per raccoglierne il sangue. -
1827. A Varsavia, scompare un bambino cristiano nell’occasione della
Pasqua ebrea. -
1831. A Pietroburgo, un fanciullo assassinato dagli ebrei a scopo rituale.
Così sentenziarono quattro giudici. -
1839. A Damasco, si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata
da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si nasconda la cosa.
-
1840. A Damasco il celebre processo per l’assassinio di Padre Tommaso
da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei
per scopo rituale. Gli ebrei furono condannati, benché poi graziati per
danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani di Livorno.
Il processo originale è negli Archivi di Parigi, successivamente venne
stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. -
1843. A Rodi Corfù, assassinio ebreo di bambini cristiani. -
1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi,
di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato
dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. -
1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata
nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891
fu trovato presso l'ebreo Buschoff, in Xanten nella Prussia Renana, il
cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di
sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, grazie alla potenza
dell’oro ebraico!
I sacrifici continuarono, altri cristiani furono barbaramente
uccisi a scopo rituale, ma la grande ricchezza degli Ebrei, insabbiò i
successivi casi.
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LA SITUAZIONE IN ITALIA RELATIVA AL CULTO DEI MARTIRI FANCIULLI:
IL BEATO LORENZINO
DA MAROSTICA,
MARTIRIZZATO DUE VOLTE
Nella ridente cittadina veneta di Marostica, conosciuta in tutto il mondo per
la storica partita a scacchi, le autoritá della Chiesa conciliare stanno
realizzando, nella quasi indifferenza generale, l'ennesimo delitto nei confronti
della religione cattolica.
Stiamo parlando della decisione del vescovo di Vicenza, Mons. Nonis, di proibire
il culto multi secolare al Beato Lorenzino Sossio da Marostica. Il motivo? Il
Beato Lorenzino é colpevole... di essere stato martirizzato dai Giudei.
Chi scrive é andato di persona sul posto per permettere ai lettori di
essere informati dettagliatamente su questa vergognosa vicenda.
Il martirio del Beato Lorenzino
Sfogliamo insieme un opuscoletto scritto nel 1885 da Monsignor G. Ronconi, "Il
Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto"(1), ristampato nel
1954 con 1' imprimatur del Vicario generale di Vicenza, don Francesco Snichelotto,
quindi in piena regola con la disciplina ecclesiastica.
Mons. Ronconi inizia col narrare le vicende familiari del beato Lorenzino.
Siamo nel 1480: Giorgio Sossio, un umile carbonaio originario di Bassano del
Grappa, si trasferisce nel paesino di Valrovina, sulle montagne sopra Bassano,
appartenete al distretto di Marostica della Repubblica di San Marco. A Valrovina
Giorgio Sossio sposa Maria dei Rosa. Nasce il loro primogenito che viene battezzato
col nome di Lorenzino, pur essendo i suoi ignari del fatto che il piccolo avrebbe
ricevuto, come il suo santo patrono, la palma del martirio.
"Era il Venerdí Santo: 5 aprile dell'anno 1485. Lorenzino - scrive
il Monsignore - toccava l'etá di cinque anni. Si era allontanato alquanto
dalla casa paterna con altri fanciulli (...) Smarrita la strada, vagando di
sentiero in sentiero, s'internó in un bosco, perdendo ogni orientamento.
(...) Nel giorno che la pietá cristiana consacra alla morte di Cristo,
vagavano per quei luoghi degli ebrei, con il truce disegno di trovare tra i
cristiani una vittima da sacrificare in odio a Cristo..." (2).
Mons. Ronconi continua descrivendo come i Giudei "lo videro e pensarono
di fare il colpo sicuro (...) trascinandolo presso un antico e diroccato abituro,
che ancor oggi si chiama Ca' Lugo. Spogliatolo delle vesti, l'appoggiarono con
il dorso al tronco di una grossa quercia, gli tirarono indietro le braccia e
poi gli legarono le mani e i piedi in forma di crocifisso" (3).
La furia degli aggressori si scatena sul piccolo cristiano: "La tenera
età, le lacrime, i gemiti, lo spasimo di tutte le membra, non valsero
a placare quei discendenti dei crocifissoti di Cristo, che inveirono ancor più
verso il piccino, finché questi, mancandogli le forze, con il pallore
mortale sul volto, piegò la dissanguata testa e morì. Allora,
staccatolo dalla quercia lo seppellirono, coprendo con terra, sassi e fogliami
l'insanguinato cadavere. Poi si dileguarono "(4).
La scena, continua il Ronconi, fu vista dall'alto di un colle vicino da un eremita
che si precipitò sul luogo del martirio: "La terra era insanguinata
e rosseggiante era la quercia e non molto lontano il cadavere del Fanciullo
non bene coperto. Anzi un suo braccio, fuori dal terreno, era alzato in aria
e pareva accennasse al cielo ove l'anima sua era salita a gloria immortale "
(5). L'eremita avvisa un pastore che a sua volta "avvisò subito
quelli di Valrovina che accorsero in massa (6). Tra lo strazio dei genitori,
gli abitanti "inorriditi e in pari tempo sdegnati" recuperano il corpicino
martoriato che viene sepolto nel cimitero "comune in quel tempo a Valrovina
e a Marostica"(7).
L' omicidio rituale
A questo punto l'Autore interrompe la narrazione del martirio del Beato Lorenzino
per ricordare che "l'uccisione di Lorenzino Sossio non era il primo caso
del genere. Dieci anni prima, cioè nel 1475 - precisa Mons. Ronconi -
gli Ebrei avevano trucidato nel Trentino, durante la Settimana Santa un bambino
di circa due anni e mezzo chiamato Simone.
(...) Inoltre anche nella diocesi di Bressanone, nel villaggio Rinnese, un altro
fanciullo, chiamato Andrea, venne martirizzato dagli stessi ebrei e per gli
stessi fini, e gli fu concessa dalla S. Sede Messa propria e Ufficio. Altri
fanciulli ancora subirono la stessa fine, come si può vedere nel Bollario
di Benedetto XIV"(8).
Dunque i tre piccoli martiri, il Beato Lorenzino, San Simonino di Trento e il
Beato Andrea da Rimi, sono stati tutti uccisi dagli Ebrei durante la Settimana
Santa. Perché? E' la stessa domanda che si pose don Giuseppe Pavani,
l'autore del libretto "S. Domenichino del Val, chierichetto martire"
(9), un altro fanciullo ucciso dai giudei durante il Sacro Triduo: "Ma
perché tante uccisioni di fanciulli e di bambini cristiani? Perché
- spiegava don Tavani, rivolgendosi ai piccoli chierichetti - gli ebrei in certi
loro riti tenebrosi facevano uso di sangue cristiano, e preferivano a questo
scopo il sangue di piccoli innocenti " (10).
Si tratta dell'omicidio rituale praticato dagli Ebrei nel corso dei secoli:
uccidere dei fanciulli cristiani in occasione di certe festività per
usare poi il loro sangue in alcuni riti talmuduci. Prima di continuare la lettura
della vita del Beato Lorenzino è bene precisare le cose a riguardo di
questo argomento, basandoci essenzialmente su due documenti: il primo si riferisce
a uno studio de La Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei Gesuiti,
il secondo a uno studio di Monsignor Umberto Benigni, storico di talento, fondatore
del Sodalitium pianum auspicato da San Pio X per poter applicare concretamente
le indicazioni contenute nella enciclica Pascendi contro gli adepti del Modernismo.
11 documento della Civiltà cattolica
Nel 1893 La Civiltà cattolica (quando era ancora cattolica) pubblicò
un'importante studio sull'omicidio rituale giudaico ripreso poi, anche recentemente,
da alcune riviste cattoliche. In questo studio, dopo aver esaminato i processi
relativi all'uccisione di San Simonino a Trento nel XV secolo e all'omicidio
del padre cappuccino Tommaso da Calangiano a Damasco nel XIX secolo, La Civiltà
cattolica scrive:
"Orbene, se si raffrontano i due processi, nel primo dei quali son otto
e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre a buon numero di testimoni,
tutti giudei, vedrassi con meraviglia come, malgrado la distanza di quattro
secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze deposte in essi quanto
al rito e all'uso del sangue cristiano si corrispondono a capello"...
1°) Dai due processi comparati insieme risulta con evidenza che l'assassinio
di un cristiano non solamente è riputato lecito, ma è comandato
ai giudei dalla legge talmudico-rabbinica. siccome già vedemmo nel precedente
articolo, in cui riportammo le stesse parole del Talmud e dei dottori ebrei.
2°) Lo scopo del detto assassinio non è solamente far onta a Cristo
e danno al cristianesimo, sebbene anche a questo si miri; ma è soprattutto
adempiere un dovere reliigoso, qual è celebrare degnamente le due feste
del Purim e della Pasqua, facendo uso