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ROMA (Reuters) - Il rischio per le truppe italiane che da sabato saranno impegnate in territorio libanese nell'ambito della missione di peacekeeping dell'Onu potrebbe venire da due gruppi legati ad al Qaeda, dicono oggi fonti militari.
"Si tratta di 500 persone al massimo, delle organizzazioni sunnite-salafite Jund al-Sham e Asbat al-Ansar collegate ad al Qaeda . Hanno elementi infiltrati in due campi profughi palestinesi - quindi difficili da controllare - nell'area in cui saranno dispiegati gli italiani e zone limitrofe", ha detto a Reuters una fonte.
"Hanno già tentato di inviare loro uomini in Iraq per unirsi ad altre organizzazioni sunnite attive là", ha aggiunto.
Le truppe italiane sbarcheranno sabato a Tiro, per dispiegarsi nel cosiddetto "Tyre pocket", (sacca di Tiro), un'area di circa 20 chilometri per 15 delimitata a nord dal fiume Litani e a sudest dall'attuale limite di Unifil, e che a ovest si affaccia sul Mediterraneo.
Un'area relativamente tranquilla, ma questi due gruppi "sono effettivamente potenziali minacce", ha spiegato la fonte.
La base di questi militanti si troverebbe poco a nord di Sidone - a una trentina di chilometri da Tiro, quindi poco fuori dal territorio di competenza italiana - dove si trova un campo profughi.
Sono tre, occupati in totale da 100-150.000 persone, i campi profughi palestinesi presenti sul territorio che ricadrà sotto il controllo degli italiani o in prossimità di esso, precisa la fonte.
Martedì scorso il generale Fabrizio Castagnetti, che guiderà la "cellula strategica" della missione - un comando intermedio tra quello sul campo e il dipartimento Onu per le operazioni di pace (Dpko) al Palazzo di Vetro -, ha detto che tra i rischi per le truppe in Libano ci sono appunto possibili azioni terroristiche, oltre al mancato rispetto del cessate-il-fuoco da parte di Israele e dei guerriglieri Hezbollah.
SABATO LO SBARCO
"Domani le navi arriveranno in prossimità della costa libanese e sbarcheranno 10-20 uomini per una prima ricognizione. Sabato mattina sarà la volta degli incursori e di esperti artificieri e dei nuclei Nbc, per una ricognizione dei fondali e della spiaggia prima dello sbarco del resto delle truppe e dei mezzi", ha spiegato a Reuters un'altra fonte militare.
Martedì sono partite da Brindisi le 5 navi su cui sono imbarcati 2.150 uomini. Circa 800 sono quelli che sbarcheranno, prevalentemente marò del San Marco e lagunari dell'esercito, che insieme formano la "Forza di proiezione dal mare", una sorta di corpo dei marine italiano di recente formazione e alla sua prima prova sul campo.
Domenica, poi, arriveranno un aereo militare con 68 genieri e un traghetto con a bordo un altro centinaio di marò del San Marco.
In tutto la forza a terra sarà di un migliaio di militari, tra cui genieri, esperti Nbc (per il rischio nucleare-batteriologico-chimico), artificieri, incursori del Comsubin e carabinieri con compiti di polizia militare.
In Libano sono già presenti 53 militari italiani che hanno partecipato come osservatori a Unifil, la missione che con la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza è stata estesa dando vita a Unifil 2. Secondo lo Stato maggiore della difesa, si sta valutando se lasciarli nel Paese o farli rientrare in Italia in vista dell'arrivo di un altro supporto elicotteristico intorno a ottobre, quando inizierà la seconda fase della missione.
Lo sbarco sulla spiaggia di Tiro avverrà con mezzi anfibi che si trovano a bordo delle navi San Marco, San Giusto e San Giorgio. Il contingente ha inoltre a disposizione 11 elicotteri e 4 aerei a decollo verticale Harrier.
Dopo lo sbarco le truppe dovrebbero dirigersi a Deir Kifa, un centro dove si trova una base logistica dell'Onu. Da qui, dopo una decina di giorni al massimo, è previsto il trasferimento a Marakah, più o meno al centro del territorio controllato dagli italiani che proprio qui avranno la loro sede.
Le previsioni sono che dopo ottobre, con la seconda fase della missione, la zona di competenza italiana venga estesa a sud, affiancata a est da quella sotto il controllo spagnolo.
Il grosso della forza impegnata al momento nell'Operazione Leonte - il nome dato all'impegno italiano nell'ambito della missione di peacekeeping dell'Onu, dall'antico nome del fiume Litani - è costituito dalla marina, mentre i soldati messi a disposizione dall'esercito sono solo 262 circa.
La situazione si ribalterà a ottobre, quando i 2.450 militari che dovrebbero essere dispiegati sul terreno nella seconda fase della missione proverranno prevalentemente dall'esercito, in particolare dalla brigata Pozzuolo del Friuli. Avranno a disposizione blindo Puma e Centauro e carri Dardo e Ariete. A quel punto i marinai imbarcati saranno circa 200.







